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Freddo e negazionisti

Il gelo all'est degli Stati Uniti non smentisce, ma conferma il riscaldamento globale.

Ogni volta che cadono due gocce in più di acqua, c'è sempre qualche buontempone che ci domanda: "È questa la desertificazione?" E lo stesso si dica per gelate improvvise e violente: è impossibile non trovare il babbeo che domanda polemicamente "Dov'è il vostro riscaldamento globale?"

Non sono argomentazioni difficili da controbattere. Il problema nasce quando queste parole sono pronunciate, anzi twittate, dal presidente degli Stati Uniti. "A est (degli USA, ndr) pare ci sia stato il più freddo San Silvestro mai registrato. Forse potremmo usare un po' del buon vecchio riscaldamento globale." È il testo dell'ironico e polemico tweet del geniale (ipse dixit) The Donald.

È un po' la nostra missione ricordare al 'pirla da bar' che basse temperature e nevicate record non sono la prova che il riscaldamento globale è una bufala, ma sono esattamente il meteo che ci si aspetta in un mondo in riscaldamento. Doverlo fare per iscritto dopo un'esternazione presidenziale fa un po' cadere le braccia. Ma tant'è.

Il cambiamento climatico non significa la fine del clima freddo. Il clima e le condizioni meteorologiche non sono la stessa cosa. Il meteo è una situazione locale, istantanea; il clima rappresenta le condizioni a più lungo termine e più lontane. Un giorno di pioggia nel Campidano in Sardegna, per esempio, non cambia il fatto che il clima della zona è secco. Se vogliamo usare l'unica lingua che il genio Trump è in grado di capire, il meteo può essere paragonato ai soldi che una persona ha in tasca in questo momento, mentre il clima è il suo patrimonio.

Quindi, mentre il pianeta si sta inesorabilmente scaldando, dobbiamo aspettarci ancora molto freddo, localizzato nel tempo e nello spazio. La transizione verso un mondo più caldo avrà un sacco di eventi caldi e freddi estremi. Lo capirebbe anche un bambino. E infatti, la NASA ha creato un sito web (Climate Kids) per far capire concetti come questo ai bambini.

Se osserviamo la figura 1, che rappresenta le anomalie termiche attorno la fine del 2017, rispetto alle medie del periodo, possiamo notare che sono molto più frequenti e rilevanti le anomalie calde, e che negli stessi USA, al freddo della costa Est corrisponde un'anomalia calda in California. Secondo i climatologi americani queste due anomalie sono correlate tra loro ed entrambe lo sono col riscaldamento globale. Per questo motivo si stanno ripetendo molto spesso in questi ultimi anni.

Osservando con distacco i fogli elettronici associati a questi eventi estremi, potremo renderci conto che i giorni estremamente caldi sono più numerosi di quelli estremamente freddi. Lo conferma il tweet del climatologo Michael Mann, secondo cui gli estremi caldi negli Stati Uniti sono superiori a quelli freddi nella misura di 3 a 1 (Figura 2).

Anche la neve, tranquillizzante fenomeno invernale, è in quelle zone il prodotto tipico del riscaldamento globale. Se c'è abbastanza freddo, i grandi laghi, quegli enormi invasi ai confini tra Stati Uniti e Canada, ghiacciano. Ma se le loro superfici rimangono liquide, l'aria fredda che soffia sopra i laghi raccoglie vapore acqueo che, ad alta quota, si raffredda e ricade sulla Terra come neve. Le temperature calde rendono difficile il congelamento dei grandi laghi e questo significa più neve.

Questo è quello che sta succedendo quest'anno. E possiamo aspettarci più neve da effetto-lago in futuro. Questo almeno fino a quando le temperature saliranno così in alto che diventerà troppo caldo per la neve. Allora quell'acqua cadrà come pioggia.

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