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Colonizzare pianeti

Prima di colonizzare Marte, varrebbe la pena esaminare i nostri problemi sulla Terra.

A parole, pare che tutti vogliano andare su Marte. Elon Musk, la NASA con Lockheed Martin, e ora la Boeing guardano verso il pianeta rosso, con previsioni inebrianti delle missioni nel corso del 2020.

Ma a quale costo? E potremmo persino sopravvivere a una colonizzazione a lungo termine su Marte? Considerati i problemi che affrontiamo qui sulla Terra, è opportuno chiederci se non sarebbe meglio occuparci dell'unico pianeta che conosciamo che può (finora) ospitare la vita.

La Boeing dice che vuole essere coinvolta nella prima missione di inviare umani sul pianeta rosso. L'amministratore delegato della compagnia Dennis Muilenburg ha dichiarato: "Credo fermamente che la prima persona che metterà piede su Marte arriverà su un razzo Boeing."

Un rivale chiave è Musk, il miliardario fondatore di SpaceX, che sta già lanciando razzi che manco Kim Jong-Un riesce a stargli dietro. Al Congresso dell'aeronautica di Adelaide, nel settembre 2017, Musk ha parlato di collegamenti aerei tra la Terra e Marte, con missioni che potranno iniziare entro il 2022. Bum!

Lockheed Martin dice che prevede di inviare umani su Marte nel prossimo decennio. Persino il famoso fisico teorico Stephen Hawking ha affermato che è "essenziale che colonizziamo lo spazio" anche se non crede che possa succedere presto: "Credo che alla fine stabiliremo colonie autosufficienti su Marte e altri corpi nel sistema solare, anche se probabilmente non entro i prossimi 100 anni."

L'esplorazione scientifica dei pianeti del sistema solare costituisce uno dei risultati più entusiasmanti che la razza umana vorrebbe realizzare. Ma al contrario, l'idea di colonizzare Marte o altri pianeti o lune è fuorviante. Dà l'impressione nella mente di molte persone che esista un'alternativa alla Terra, l'unico (finora) rifugio della vita nel sistema solare, che attualmente soffre di riscaldamento globale, innalzamento degli oceani, eventi meteorologici estremi, estinzione di massa di specie e rischio crescente di guerre nucleari.

La vita può esistere su Marte o può essere esistita in passato. Secondo la NASA, tra le scoperte su Marte, una spicca su tutte le altre: l'eventuale presenza di acqua liquida, nel suo passato antico o conservata nel sottosuolo di oggi. L'acqua è la chiave perché ovunque troviamo acqua, troviamo la vita.

Marte una volta aveva acqua liquida, o potrebbe essercene ancora oggi. È interessante chiedersi se qualche forma di vita microscopica si sia sviluppata sulla sua superficie. Recentemente, comunque, sono sorti dubbi in merito alla distinzione tra i segni lasciati presumibilmente da movimenti di acqua su Marte: potrebbero essere stati movimenti di sabbia. La suggestione data dalle forme di tipo biologico trovate in un meteorite marziano (ALH84001 - foto 2) non ha superato l'esame casualità.

Al momento non ci sono prove di un'atmosfera vivibile in cui le piante o altri organismi possano sopravvivere su Marte. La sua atmosfera è inferiore all'1% di quella terrestre in spessore, ed è costituita da 96% di anidride carbonica, 1,9% di azoto, 1,9% di argon e tracce di ossigeno e monossido di carbonio. Fornisce poca protezione dalle radiazioni solari e non consente la ritenzione di calore in superficie.

Nel luglio 2017 i ricercatori hanno riferito che la superficie di Marte potrebbe essere più tossica per i microrganismi di quanto si pensasse in precedenza. Se si creasse una colonia, ci vorrebbero sforzi continui e notevoli spese per mantenerla in vita, comprese le probabili missioni di soccorso. Inoltre, l'isolamento a lungo termine dei coloni potrebbe avere costi economici e umani.

Quando il progetto Mars One annunciò nel 2013 che stava cercando di reclutare quattro persone per inviare una missione per colonizzare Marte, Chris Chambers, un professore di neuroscienza cognitiva all'Università di Cardiff, avvertì dei rischi psicologici che i coloni dovrebbero affrontare.

Eppure i sogni rimangono vivi. Secondo la NASA: "Anche se Marte è privo di vita passata o presente, c'è ancora molto interesse: noi stessi potremmo diventare "la vita su Marte" se gli umani decidessero di andare lì un giorno."

La colonizzazione spaziale non è esente da interessi economici. Si dice che l'industria spaziale internazionale valga circa 400 miliardi di dollari l'anno, e si prevede che crescerà fino a quasi 3 mila miliardi di dollari nei prossimi trent'anni.

Ma l'impressione è che certi progetti sopravvivano solo grazie alla fuffa mediatica che generano: i viaggi spaziali e le idee di colonizzazione sono per lo più promossi da ingegneri e imprenditori molto in vista, che traggono vantaggio da questi annunci sbandierati in ogni dove. L'esempio più calzante è Elon Musk. In realtà biologi e scienziati medici sono molto meno attratti da questi progetti, comprendendo le limitazioni fisiologiche del corpo umano.

Effettivamente, date le moderne e future tecnologie informatiche e spaziali, ci sarebbe la possibilità di costruire stazioni spaziali su Marte, ma dal punto di vista pratico non si vedono vantaggi per questo tipo di impresa.

Le migliaia di miliardi di dollari necessari per sviluppare e mantenere colonie nello spazio potrebbero avere lo stesso significato che hanno i 1.690 miliardi di dollari, 1.400 miliardi di €, di spesa militare a livello mondiale nel 2016. Fondi di questa entità troverebbero migliore collocazione in progetti per la difesa della vita di oltre 7 miliardi di esseri umani sulla Terra, così come alla protezione degli animali e della natura in generale.

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