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Plastica: l'UE risponde alla Gran Bretagna

Strategia plastica UE

Il piano di Theresa May era troppo timido: l'Unione europea è abbastanza ambiziosa?

La Strategia sulla Plastica della Commissione Europea, tanto attesa, molte volte posticipata, è stata finalmente pubblicata. Si tratta di un piano d'azione che mira a ripensare il nostro uso della plastica e ad affrontare l'inquinamento plastico, in particolare il suo impatto sull'ambiente marino. È il piano che ci aspettavamo per contrastare l'inquinamento dei nostri fiumi, delle coste e dell'oceano?

La strategia definisce l'approccio della Commissione per ridurre l'impatto dell'inquinamento plastico. Non si tratta quindi di una legge, né di una direttiva, ma di una serie di intenzioni della Commissione europea, che richiedono successive azioni da parte del parlamento europeo e delle singole nazioni.

L'annuncio più impegnativo è che verrà proposta una legislazione sulle materie plastiche monouso, come tazze, bottiglie, cotton fioc, cannucce e piatti usa e getta. Questi oggetti hanno sommerso la nostra vita quotidiana, ma anche i nostri litorali e il mare: si classificano tra i primi 10 articoli più trovati sulle nostre spiagge. Questa normativa sarà sviluppata e discussa nei prossimi mesi. Dovremo vigilare per garantire che la legislazione sia ambiziosa e completa.

La Strategia riconosce anche le preoccupazioni relative alle plastiche biodegradabili (vedi Magica bioplastica) e ammette che il loro degrado nell'ambiente marino solleva interrogativi e che sono necessari più ricerche e dati.

La Commissione europea si impegna a vietare le plastiche oxo-degradabili, cioè le materie plastiche che, composte da sostanze chimiche tra cui metalli pesanti, si decompongono in microparticelle di plastica, persistendo nell'ambiente pur essendo invisibili all'occhio umano. È una decisione molto apprezzata: non c'è posto per le oxo-plastiche in una vera economia circolare.

In risposta al bando cinese (vedi Il punto sui riciclabili) la commissione si impegna persegue l'obiettivo del riutilizzo o riciclo di tutti gli imballaggi in plastica sul mercato dell'UE entro il 2030.

Le prime note dolenti giungono dalle microplastiche, particelle onnipresenti nei nostri prodotti quotidiani (cosmetici, detergenti, vernici) o generati dall'uso di oggetti di vita quotidiana (fibre di vestiti rilasciate durante il lavaggio, abrasione degli pneumatici ecc.). L'accumulo di microplastiche in ambienti acquatici rappresenta un nuovo problema ambientale, e la sua portata e le sue conseguenze non sono ancora tutte note. Emergono importanti domande sull'impatto dei polimeri sugli esseri umani.

La strategia europea prevede il divieto di aggiungere intenzionalmente ingredienti microplastici in una serie di prodotti in Europa. Ma non viene annunciata alcuna misura concreta per le altre fonti di microplastica. Non vi è chiarezza sulle misure per combattere i pellet di plastica industriale, che sono la seconda fonte di microplastiche.

Sarebbero necessarie misure forti, ma né in questo campo, né per contrastare l'inquinamento da fibre di abbigliamento c'è intenzione di intervenire sulla prevenzione.

Ora è essenziale continuare a fare pressione per una legislazione realmente ambiziosa contro l'inquinamento da plastica.

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