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La digitalizzazione e il consumo di carta

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Con l'evoluzione della tecnologia digitale, in Italia assistiamo all'incremento del consumo di carta. Altrove l'industria della carta e quella del riciclo si interrogano sul proprio futuro. Perché queste differenze?

La digitalizzazione ci fa risparmiare carta? È una domanda che da anni ci poniamo, di fronte ai proclami dei seguaci dell'era digitale, che promettono un mondo di comunicazioni virtuali e la scomparsa della carta, il principale veicolo di informazioni dai tempi di Gutemberg.

Alcuni aspetti della nostra vita sono radicalmente cambiati: non si scrivono più lettere, ormai dal secolo scorso, sostituite dal telefono prima, poi dai messaggini, dalle email, e oggi da chissà cos'altro. Ma quelli erano consumi modesti, poiché poche erano le persone che affidavano le loro emozioni alle parole vergate su fogli di fibra di cellulosa.

Più cospicua avrebbe dovuto essere la rivoluzione nelle aziende e soprattutto negli uffici. E qui i risultati sono stati altalenanti: alla fine del '900 la diffusione delle xerocopie, via via sempre più semplici ed economiche, ha creato una vera e propria psicosi della copia multipla, moltiplicando per anni la quantità di carta e le difficoltà di archiviazione. La digitalizzazione, nel frattempo, stava muovendo i suoi primi incerti passi.

La parentesi dei fax, dal punto di vista ambientale, è stata uno stallo imbarazzante: è vero che si risparmiava sui costi (anche ambientali) della spedizione fisica della carta, ma lo stesso documento era stampato almeno due volte, in partenza e a destinazione. Poi la citata psicosi della copia multipla faceva il resto: la lettera originale veniva spedita lo stesso, solamente "anticipata via fax". Con buona pace dei tecno-entusiasti.

Anche le email, nella maggior parte dei casi, non hanno conseguito alcun vantaggio ambientale. Nelle persone più ostili al cambiamento, specie se afflitte dalla psicosi della copia multipla, il suo uso non comporta risparmio di carta: tra stampa da rileggere prima di inviare (perché "non riesco a leggere sul monitor") e stampa a destinazione, per l'obbligatoria archiviazione cartacea, siamo almeno a livello del ridicolo fax. Poi l'originale arriva lo stesso via busta.

Solo in questi giorni si sta completando l'impetuosa avanzata della digitalizzazione. Oggi possiamo parlare di email certificata, di firma digitale, di fatturazione elettronica. Ma tutto questo non è immune dalla sindrome della copia multipla, per cui tutti i vantaggi, o quasi, risultano assorbiti.

Inoltre, occorre considerare la moltiplicazione degli adempimenti burocratici. Già, perché da una ventina di anni a questa parte la burocrazia, complice la digitalizzazione, si è scatenata, imponendo alle aziende montagne di documenti da compilare, conservare, esibire. Certificazioni, norme di sicurezza, fisco, tutti concorrono a inchiodare personale e imprenditori a precise responsabilità. Come se ne esce? All'italiana: con una serie di 'documenti inoppugnabili' ci si para il culo. Il corollario è una valanga di inutile cartaccia stampata e archiviata.

Un altro effetto della digitalizzazione è il commercio elettronico: la spedizione di oggetti singoli direttamente al cliente finale è un moltiplicatore di imballaggi, in genere di carta e cartone (quando va bene).

Il risultato? Il consumo di carta sta ancora aumentando. Basta guardare la tabella estratta dal "Rapporto Annuale Comieco sulla raccolta differenziata di carta e cartone in Italia": dal 1998 al 2015 si è passati, con alti e bassi, da 4 milioni a 4 milioni e mezzo di tonnellate di carta immessa al consumo (per inciso: con un aumento, grazie alla filiera del riciclo della carta, dei tassi di recupero e di riciclo). Alla faccia della digitalizzazione!

Ma è un fenomeno solamente italiano? Sembrerebbe di sì: il sito WasteDive pubblica un articolo dal titolo "Will paper recycling survive the evolution of the digital era?" che si interroga preoccupato sulla sorte della filiera del riciclo della carta di fronte alla digitalizzazione.

Si scopre che il consumo di carta e cartone negli Stati Uniti è diminuito di quasi 30 kg pro capite dal 2000 a oggi. Gli operatori del settore sono realmente preoccupati, al punto che è stato creato un progetto, finanziato con 25 milioni di dollari, del ministero dell'Agricoltura per incentivare l'uso di imballaggi in carta per i prodotti alimentari.

Il calo della carta stampata è rilevante: i giornali rappresentano solo il 5,2% di fibra recuperata nel 2015, rispetto a circa il 15% nel 2007. Ma anche qui lo shopping online ha compensato il fenomeno. Alcune stime prevedono che il consumo di carta globale potrà aumentare nei prossimi anni proprio grazie al cartone ondulato che costituisce l'imballaggio più usato dall'e-commerce.

Chiaramente articoli come elenchi telefonici possono essere considerati una cosa del passato, ma sembra probabile che la carta sarà ancora parte del futuro. Forse dovrebbero importare un po' della nostra burocrazia.

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