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La Cina chiede più riciclo

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Allarme nel gigante asiatico: senza norme più severe sul riuso, il settore dell'e-commerce potrebbe produrre volumi di rifiuti fuori controllo.

La Cina sta scontando in maniera pesante gli effetti della sua impetuosa crescita economica, che non le ha dato il tempo di organizzare le molte infrastrutture necessarie, tra cui delle efficaci filiere di riciclo e smaltimento. La conseguenza è che l'inquinamento sta raggiungendo livelli preoccupanti, senza che si riesca a capire come arginare il fenomeno.

Per esempio, si stima che più di 8 miliardi di sacchetti di plastica, circa 10 miliardi di scatole e 17 miliardi di metri di nastro siano stati utilizzati come materiali di imballaggio nel 2015 nel continente cinese. Gran parte di questi materiali non hanno trovato un'adeguata collocazione: principalmente sono stati gettati in discarica.

In una rapporto su chinatimes.com, un esperto esprime preoccupazioni sulla grande quantità di rifiuti prodotti dal solo settore della vendita online, un settore in crescita esplosiva. I dati ufficiali mostrano che, nel solo 2015, il volume totale movimentato dai servizi logistici ha raggiunto i 20 miliardi di pacchi, in crescita del 48 per cento rispetto all'anno precedente.

Il rapporto aggiunge che la maggior parte delle società di logistica e piattaforme di e-commerce non ha un sistema per riciclare questi materiali di imballaggio per motivi puramente economici, ma anche tecnici. Per esempio, le aziende di riciclo non sono attrezzate per trattare materiali difficili, come le regge in plastica per fissare gli imballi, secondo il rapporto.

Gli operatori del settore invocano a gran voce un intervento legislativo, in termini di norme di imballaggio eco-compatibili nel settore della logistica, un sistema di riciclo che incoraggi anche i cittadini a riutilizzare questi materiali, invece che gettarli via.

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