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Da Taiwan nuovo impianto per gli scarti fotovoltaici

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Un processo semplice ma efficace per trasformare un rifiuto in una risorsa industriale. Il settore del fotovoltaico, erroneamente considerato pulito, ne ha bisogno.

Il Dipartimento di Ingegneria delle risorse dell'Università statale Cheng Kung (Taiwan) ha sviluppato una tecnica di trattamento delle emulsioni oleose che permette di recuperare gli scarti della produzione di celle solari al silicio cristallino, la forma oggi più diffusa di pannelli solari fotovoltaici.

A Taiwan gli stabilimenti di produzione del fotovoltaico producono circa 12.000 tonnellate l'anno di fanghi silicei, composti di scarti al silicio ed emulsioni oleose. Il metodo attuale di smaltimento è la separazione dell'emulsione dalla frazione solida, il riutilizzo della frazione oleosa e l'invio dei residui solidi alla discarica.

La nuova tecnica consiste nell'ulteriore pulizia dall'olio emulsionato del residuo solido, per essere trasformato in lingotti di carburo di silicio.

Il carburo di silicio (SiC), chiamato anche carborundum, è un materiale industriale molto prezioso, ed è davvero uno spreco non accettabile il suo collocamento in discarica. Viene ottenuto generalmente per sintesi, ma esiste anche in natura sotto forma del rarissimo minerale moissanite.

L'idea è quella di utilizzare i lingotti così prodotti nell'industria siderurgica, dove SiC viene disciolto nell'altoforno e utilizzato come combustibile, oppure per aumentare le temperature massime e regolare il contenuto di carbonio, o ancora per ridurre l'ossigeno presente nella siviera, come fonte di silicio e carbonio sempre in siviera, come antiossidante all'interno del forno oppure come additivo nelle scorie sintetiche. In ogni caso il suo utilizzo massiccio permette di ottenere un acciaio ad elevata purezza.

Il dipartimento universitario ha realizzato, in collaborazione con Abontech International e Chen Technology Resource Ya, in impianto sperimentale con questa tecnologia. Attualmente, l'impianto produce 2.000 tonnellate di olio minerale e 1.000 tonnellate di fanghi silicei, da cui Chen Ya ricava 200 tonnellate di lingotti di carburo di silicio.

I lingotti sono tutti collocati nell'industria siderurgica, e siccome la domanda cresce, l'azienda spera di espandere la capacità di produzione mensile di lingotti di carburo di silicio a 400-500 tonnellate.

Si tratta di un importante passo avanti per rendere più efficiente il processo di produzione dei pannelli fotovoltaici, vera spina nel fianco di una tecnologia considerata dall'esterno molto pulita, ma che deve risolvere ancora numerosi problemi nella produzione e nello smaltimento finale di pannelli non più in uso. Il riciclo dei materiali sembra essere la via maestra.

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