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Il futuro dell'energia elettrica

minicentrale

L'energia elettrica di oggi non è quella dei nostri nonni. Un forte ciclo di innovazione si sta abbattendo anche sulle utility energetiche, molte delle quali sono colossi di età secolare. Nuovi operatori entreranno sul mercato e potranno avere effetti dirompenti.

Si è chiuso ieri il VERGE16, il convegno di Santa Clara (California) sull'energia e sulla sostenibilità. Tutti gli operatori partecipanti hanno testimoniato che il settore dell'energia elettrica si trova all'interno di un periodo di svolta epocale.

Le energie rinnovabili sono un aspetto molto dinamico, ma pare proprio che le innovazioni maggiori stiano arrivando non tanto dalla produzione di energia, ma soprattutto dalla distribuzione e dal consumo.

I cambiamenti in atto sono a più livelli, e consistono in:
- energia elettrica generata da fonti pulite e rinnovabili,
- erogazione di potenza integrata con Internet sulle specifiche esigenze dei clienti,
- distribuzione indipendente in microreti anche nei luoghi più remoti della terra,
- aumento di efficienza energetica e utilizzo di meno energia,
- maggiore consapevolezza delle disuguaglianze energetiche sia in termini di accesso che di inquinamento.

Il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti sta investendo 2 miliardi di dollari ogni anno in innovazione per l'energia pulita, più di qualsiasi investitore privato o pubblico al mondo, ottenendo in media il 20 per cento di ritorno sugli investimenti: una buona notizia per i contribuenti USA, ma anche un segnale di tendenza inequivocabile.

David Friedman, funzionario del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, ha fornito in un intervento al VERGE16 le seguenti cifre: dal 2008 negli USA la produzione di energia eolica è triplicata mentre il suo prezzo è sceso del 60 per cento, le lampade a LED hanno conquistato la maggioranza del mercato dell'illuminazione con una riduzione di prezzo del 90 per cento, i veicoli elettrici, sono 420.000, e il prezzo delle batterie è diminuito del 70 per cento dal momento della prima immissione sul mercato.

Lo scienziato Amory Lovins, presidente del Rocky Mountain Institute, sostiene: "L'energia eolica sta mettendo in crisi gli impianti a carbone, nucleari e a petrolio. Sono pochissimi i progetti per nuovi impianti convenzionali."

L'imporsi delle nuove centrali a rinnovabili sta sfatando tutti i miti sulla loro scarsa affidabilità: "Si è sempre detto che solo il carbone e il nucleare possono erogare enegia 24 ore al giorno e 7 giorni su 7, e che per questo sono le uniche fonti di energia affidabili", continua Lovins," ma la variabilità delle rinnovabili può essere prevista. A questo servono le reti: in un'orchestra, nessuno strumento viene suonato per tutto il tempo, ma l'insieme suona musica continuamente."

Anche le centrali a fonti fossili ogni tanto si rompono o hanno bisogno di manutenzione, per questo vanno integrate con centrali diversificate in reti complesse gestite informaticamente. E qui, secondo Lovins, c'è ampio spazio per le centrali a rinnovabili.

Le trasformazioni in atto potrebbero correggere le attuali disuguaglianze energetiche e di inquinamento. Le centrali più inquinanti, come quelle a carbone, sono spesso situate in zone a basso reddito. L'energia solare, nonostante tutte le sue promesse e i suoi progressi, è di difficile acquisizione per le famiglie a basso reddito a causa dei costi iniziali e mancato finanziamento da parte delle banche (ne abbiamo parlato qui).

Ma oggi è più facile costruire delle comunità energetiche solari, in cui interi quartieri o condomini possono dividersi i costi di installazione di una centrale solare. La legislazione (solo un USA, purtroppo) sta cambiando per favorire l'accesso partecipato all'energia solare ed eolica. La maggior parte dei clienti commerciali, e molti residenziali potrebbero già oggi rinunciare al gestore elettrico e impostare la propria produzione di energia o trattare un acquisto di energia con una centrale eolica o solare.

Secondo Kimberly Lewis, vice presidente senior del US Green Building Council, "il movimento per la giustizia ambientale non è diverso da quello per la giustizia sociale", e sta guadagnando ogni giorno nuovi adepti per raggiungere i suoi obiettivi.

Anche per questo stanno cambiando i gestori dell'energia elettrica, e accanto ai tradizionali colossi stanno sorgendo mini-aziende più vicine alle esigenze dei clienti. "È finito il tempo in cui il gestore comunicava solo con le bollette," dice Rob Gaudette, vice presidente di NRG Energy: "oggi le aziende si concentrano sulle relazioni. Le esigenze di un ospedale sono molto diverse da quelle di una fabbrica."

Gran parte di questi cambiamenti sono riassunti nella mini centrale che ha alimentato i server del convegno (raffigurata nella foto) formata da 18 pannelli fotovoltaici, sei turbine eoliche, un digestore di biomassa, un generatore di biocarburanti, e diversi accumulatori. Le varie fonti di energia sono integrate per mezzo di un software di gestione. Microreti come questa alimentano università di tutti gli Stati Uniti così come città, ospedali e villaggi remoti, anche nei paesi in via di sviluppo.

Secondo quanto emerso al VERGE16, i sistemi di energia distribuita come questi potrebbero crescere fino a una quota che va dal 16 al 20 per cento della produzione globale di energia entro il 2035.

In questa situazione di grande movimento, ci sono molti pericoli ma anche molte opportunità. È probabile che entreranno nel mercato dei soggetti in grado di padroneggiare la tecnologia di rete emergente, che potranno mettere in difficoltà le utility attuali.

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