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Il falso riciclo dei RAEE

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Altro che riciclo: i rifiuti elettronici, per il cui ritiro si paga profumatamente, prendono spesso la via di discariche tossiche nei paesi poveri. Un fenomeno non solo USA.

Il riciclo dei rifiuti elettronici è pratica virtuosa soprattutto perché lo smaltimento incontrollato di questi rifiuti è assai pericoloso, in virtù sia della quantità elevata prodotta ogni anno sia della tossicità di molti di questi oggetti.

Il settore, in Europa come in altri paesi ricchi, è fortemente regolamentato, perché il valore delle materie prime nella stragrande maggioranza degli strumenti elettronici è inferiore al costo di estrazione da essi. Questo significa che, mentre i consumatori raramente sono costretti a pagare per il ritiro dei loro vecchi dispositivi (i costi sono compensati da tasse locali o impegni dei produttori in cambio della possibilità di vendere) per le aziende e gli enti pubblici sbarazzarsi delle macchine elettroniche è un costo.

Nonostante questa stretta regolamentazione, i furbetti si stanno facendo strada, sulle spalle della salute della terra e soprattutto di migliaia di persone. Secondo un rapporto prodotto dal Basilea Action Network, una piccola mafia di riciclatori falsi si sta impadronendo del settore negli USA, e forse anche dalle nostre parti. Aziende al di sopra di ogni sospetto ritirano i rifiuti elettronici per riciclarli, ma la destinazione finale è una discarica in Africa o in Asia.

Il Basilea Action Network (BAN) è un'organizzazione non governativa che lavora per combattere l'esportazione di rifiuti tossici tecnologici e altri, prodotti da società industrializzate ai paesi in via di sviluppo. Ha sede a Seattle, Washington, Stati Uniti, e nelle Filippine. Prende il nome dalla convenzione di Basilea, un trattato ONU per controllare e prevenire lo scarico di rifiuti tossici, in particolare sui paesi in via di sviluppo.

I ricercatori hanno installato dei chip GPS su diversi rifiuti elettronici, tra cui monitor LCD (con retroilluminazione a mercurio), monitor CRT e stampanti. Sono considerati rifiuti pericolosi e negli USA è vietato spedirli all'estero. Il risultato è inquietante: il 34 per cento del campione è stato spedito off-shore e la maggior parte in paesi poveri, soprattutto in Asia.

È una questione eminentemente economica: il costo effettivo di riciclo dei rifiuti elettronici è costituito in gran parte dallo smontaggio del pezzo e la cernita dei materiali riutilizzabili e non. Queste operazioni devono essere fatte in sicurezza, e spesso costano di più, al netto dei ricavi, della semplice esportazione illegale.

Così molte aziende (sedicenti) di riciclo vendono questi prodotti a organizzazioni semi-clandestine che impiegano manodopera a basso costo per riciclare il riciclabile, lasciando il resto in abbandono. Un caso emblematico è quello della discarica di Guiyu, Cina. Il problema è che, quando questi apparati sono smontati in modo rudimentale, rilasciano mercurio tossico, piombo e altri metalli pesanti, gas tossici e arsenico. Analisi effettuate in questi luoghi hanno trovato livelli tossici di arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo e zinco nell'acqua sotterranea e nell'aria (gli incendi in discarica sono molto frequenti).



L'indagine svela un aspetto interessante del fenomeno: queste organizzazioni semi-criminali hanno meno presa sulle attività senza scopo di lucro rispetto alle aziende di riciclo in senso proprio. Infatti i chip GPS hanno mostrato che è stato spedito all'estero il 40 per cento circa dei rifiuti consegnati ai riciclatori, e solo il 15 per cento di quelli consegnati a "enti di beneficenza o a rivenditori di strumenti usati".

Anche le certificazioni etiche hanno il loro peso: le aziende che se ne avvalgono hanno esportato consistentemente meno rispetto a quelli senza certificazione o con una certificazione meno rigorosa. Nella fattispecie, le aziende certificate con l'etichetta "e-steward", rilasciata dal BAN, si sono comportate meglio di quelle con etichetta R2, rilasciata da un ente concorrente.

Quest'indagine stabilisce in maniera netta che il riciclo dei RAEE può essere redditizio solo se c'è un forte intervento dello Stato: la vendita di materiali riciclati quasi mai copre il costo effettivo del riciclo, sia negli Stati Uniti che in Europa. Ma serve anche la collaborazione dei governi che oggi permettono a dei disperati di lavorare questi componenti senza protezioni adeguate, per sé stessi e per il territorio in cui operano.

Apprendiamo inoltre un ruolo finalmente utile della tecnologia GPS, che può essere usata per smascherare questi traffici.

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