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I furbetti dell'inceneritore

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Recuperare calore dai rifiuti è un'iniziativa lodevole, ma va fatta quando non ci sono opzioni più pulite e vantaggiose energeticamente. La differenza tra "Zero rifiuti" e "Zero rifiuti in discarica". Il parere delle organizzazioni no profit.

Fin da quando il movimento "rifiuti zero" si impose all'attenzione a metà degli anni '90 è stato chiaro che "zero rifiuti in discarica" ​​non è la stessa cosa di "rifiuti zero". Chi si impegna nella difficile sfida dell'uso razionale delle risorse naturali - dall'estrazione alla produzione al consumo allo smaltimento, non può accontentarsi di obiettivi parziali. Il viaggio verso i rifiuti zero implica una valutazione costante sulle scelte dei nostri materiali e un forte impegno per l'eliminazione dei rifiuti, non solo attraverso il loro trattamento post-uso.

Ci sono molte comunità e imprese che fanno grandi passi verso i "rifiuti zero", ma ci sono altri che perseguono il concetto di "zero-rifiuti-in-discarica", che è un obiettivo lodevole, ma che purtroppo comporta l'incenerimento di una grande quantità di rifiuti, nel tentativo di evitare la discarica. Una pratica comunicativa adottata anche dal governo svedese, come abbiamo scritto in questo articolo. Secondo il parere della Zero Waste International Alliance (ZWIA), "ciò costituisce greenwashing e un uso improprio della locuzione 'rifiuti zero'."

Il problema di concentrarsi troppo sull'evitare la discarica implica quasi automaticamente che bruciare rifiuti per ottenere energia sia un processo accettabile. La tecnologia Waste-to-energy (WTE) in realtà distrugge la risorsa per sempre e non incentiva la riduzione degli sprechi e la protezione delle risorse naturali. Produce anche grandi quantità di ceneri che devono essere messe in discarica ogni caso, quindi, in realtà, anche bruciando il 100 per cento degli scarti non si potrà mai ottenere gli "zero-rifiuti-in-discarica".

Tutte le tecnologie di termovalorizzazione, di conversione termica (plasma, gassificazione e pirolisi) sul mercato sono, a conti fatti, uno spreco di energia, denaro e risorse naturali. Si tratta sempre e comunque di incenerimento massiccio di rifiuti, che provocano una lunga lista di problemi, soprattutto emissioni di CO2, ma anche emissioni di inquinanti atmosferici pericolosi. Inoltre si tratta di una forma molto costosa di produzione di energia elettrica, che non riesce a creare che una frazione dei posti di lavoro ottenibili col riciclo e col compostaggio. Dal punto di vista del bilancio energetico, poi, sono molte le opinioni autorevoli, tra cui l'EPA, secondo cui il WTE produce solo una frazione dell'energia che può essere salvata attraverso il riciclo.

Secondo l'organizzazione ZWIA un'azienda o una comunità di persone si definisce a 'rifiuti zero' se raggiunge almeno un tasso di recupero delle risorse del 90 per cento, il che significa che ci può essere ancora un flusso del 10 per cento di materiali misti, non riciclabili, non compostabili e non riutilizzabili, che dovranno essere smaltiti. Per questo flusso di "residui", la ZWIA parla di "bio-stabilizzazione e bio-energia".

Alcune comunità tedesche e italiane stanno tracciando una via maestra da seguire per trattare questi flussi residui, che consiste in tre fasi:
- ri-cernire manualmente i rifiuti per intercettare eventuali materiali riciclabili sfuggiti alle lavorazioni precedenti;
- "bio-stabilizzare" i rifiuti misti in un digestore anaerobico per generare biogas e utilizzarlo per produrre energia;
- inviare il restante materiale inertizzato in una discarica finale a secco.

Il vero obiettivo dei 'rifiuti zero' non è azzerare i rifiuti in discarica o all'inceneritore, ma riprogettare l'intero ciclo di estrazione delle risorse, il loro uso e il loro scarto in modo che nessun grammo sia sprecato in qualsiasi punto lungo la strada.

Quindi, se qualcuno avesse come obiettivo semplicemente quello di evitare la discarica, dovrebbe chiarirlo usando locuzioni tipo "no discarica", non approfittando della nomea di chi si adopera per i 'rifiuti zero'. E comunque sarebbe interessante conoscere la destinazione delle ceneri.

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