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Diesel: l'assassino silenzioso

A due anni dallo scandalo Volkswagen (dieselgate), peraltro non ancora del tutto risolto e chiarito, una ricerca rivela altre informazioni riguardo l'impatto delle automobili diesel sulla salute pubblica. Almeno 5.000 morti avrebbero potuto essere evitati in UE nel 2013.

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters, i ricercatori hanno mostrato che nel 2013 l'inquinamento atmosferico prodotto da autoveicoli, furgoni e veicoli commerciali leggeri alimentati a gasolio ha contribuito a circa 10.000 morti premature nei 28 paesi dell'Unione europea, più Norvegia e Svizzera. Circa la metà di queste morti avrebbe potuto essere stata evitata se questi veicoli avessero soddisfatto i limiti di inquinamento fissati dai paesi.

Ci sono più di 100 milioni di automobili diesel in Europa, il doppio di quelle del resto del mondo. Il passaggio dalla benzina al diesel è stata una scelta strategica per i paesi europei ed è stato incoraggiato con incentivi fiscali, dal momento che i motori diesel emettono meno CO2, gas a effetto serra, rispetto ai motori a benzina. Ma le automobili diesel emettono anche più ossidi di azoto (NOx). Quando NOx viene rilasciato nell'aria dagli scarichi del veicolo a motore, producono piccole particelle di fuliggine e ozono. Respirare tutto questo ben di Dio aumenta la probabilità di malattie cardiache e polmonari.

I governi testano regolarmente i nuovi veicoli diesel per verificare che rispettino i limiti di inquinamento. Il problema è che questi test non riescono a imitare le situazioni di guida della vita reale e quindi sottovalutano i livelli effettivi di inquinamento: questo è il motivo dello scandalo Volkswagen, le cui vetture riuscivano a capire quando si trovavano sotto test da ferme e adottavano strategie di combustione più pulite che nel funzionamento normale.

Su strada, le vetture diesel emettono da quattro a sette volte più ossido di azoto che nei test di laboratorio, volutamente (come nel caso Volkswagen) o meno. Tutti questi NOx extra hanno conseguenze gravi.

"Le emissioni di NOx in eccesso non sono solo questioni legali, hanno conseguenze per la salute pubblica", spiega il co-autore dello studio Jens Borken-Kleefeld, ricercatore senior del Programma di qualità dell'aria e del gas serra al Istituto Internazionale per l'Analisi dei Sistemi Applicati.

Borken-Kleefeld e colleghi hanno analizzato le emissioni di NOx e la concentrazione di inquinanti atmosferici in 28 paesi dell'UE più Norvegia e Svizzera nel 2013, e poi hanno esaminato le popolazioni esposte a tutto questo smog. Hanno trovato che circa 10.000 morti premature all'anno possono essere attribuite alle emissioni di NOx provenienti da automobili diesel, furgoni e veicoli commerciali leggeri. Circa la metà di queste morti sono dovute alle emissioni di NOx fuori norma.

Italia in prima posizione, ma subito dopo Germania e Francia, i paesi europei più popolati, sono maggiormente influenzati dagli inquinanti e affrontato il maggior numero di morti correlate. Ma quando i ricercatori hanno esaminato il numero di morti premature per 100.000 abitanti, anche piccoli paesi come Svizzera, Slovenia e Belgio hanno mostrato numeri notevoli. "Questi paesi, in un certo senso, sono colpiti dall'inquinamento dei vicini, che non possono controllare", spiega Borken-Kleefeld.

Interessante anche il confronto con sistemi di combustione alternativa: la ricerca mostra che, se le autovetture diesel fossero state a benzina, avremmo salvato la vita a circa 7.500 persone morte nel 2013. E a oggi la spinta iniziale sulle automobili diesel in Europa, ovvero l'emissione di CO2, è obsoleta: i motori a benzina più efficienti e le vetture ibride producono sostanzialmente le stesse emissioni di CO2 delle automobili diesel. Le norme fiscali che hanno favorito i motori diesel andrebbero pesantemente riviste.

I risultati dello studio non sorprendono. Un altro studio pubblicato su Nature all'inizio di quest'anno aveva mostrato che l'inquinamento di autoveicoli e autocarri diesel contribuì a circa 38.000 morti premature in tutto il mondo nel 2015.

Speriamo che questi studi aiutino a fare chiarezza sulle responsabilità del dieselgate e della proliferazione di auto tecnologicamente obsolete e nocive, e che contribuiscano a una legislazione più severa sulla mobilità.

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