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Islanda: ancora passi avanti nella cattura di CO2

Modulo climeworks

In Islanda apre la prima struttura per rimuovere l'anidride carbonica direttamente dall'aria e stoccarla nel sottosuolo. Gli impianti a emissioni negative stanno guadagnando la fiducia di scienziati, politici e industria.

Pochi mesi dopo il lancio dell'impianto di cattura di CO2 a Zurigo (vedi Ancora sul riciclo della CO2), Climeworks sta collaborando con l'azienda Reykjavik Energy per aprire il primo impianto pilota che combina la cattura diretta di anidride carbonica dall'aria con l'immagazzinamento sotterraneo e permanente. La macchina installata può essere la prima di una serie che potrà fornire un modo economicamente sostenibile e scalabile per combattere il riscaldamento globale.

La particolarità dell'impianto sarà quella di estrarre carbonio dall'aria, quindi non in corrispondenza di un grande produttore di CO2, come potevano essere le controverse centrali a carbone. Per questo potrà essere piazzata ovunque ricorrano circostanze favorevoli, come energia termica a buon mercato o la presenza di rocce nel sottosuolo adatte a imprigionare la CO2.

Situato in un impianto geotermico già operativo in Islanda e inserito nell'ambito del progetto CarbFix2, il sistema Climeworks lavorerà l'aria presente nell'ambiente, separando la CO2 usando un filtro appositamente progettato e iniettandola nel sottosuolo, a più di 700 metri di profondità, dove reagirà con il substrato roccioso basaltico per formare minerali solidi, attraverso il processo naturale di carbonazione (vedi Il calcestruzzo fatto di CO2).

L'impianto sarà alimentato dall'energia pulita generata dalla centrale geotermica. "Il potenziale di applicazione della nostra tecnologia in combinazione con lo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo è enorme", ha dichiarato Christolph Gebald, fondatore di Climeworks. "Non solo in Islanda ma anche in numerose altre regioni che hanno simili formazioni rocciose."

Le tecnologie di cattura e stoccaggio, o a emissioni negative, come vengono pomposamente chiamate, sono ancora nella loro infanzia, ma sono considerate interessanti da molti scienziati. Uno studio recente (vedi CO2 sotto terra) promuove il processo di cattura&stoccaggio di CO2 nel sottosuolo dimostrando che le perdite sono statisticamente irrilevanti e i costi per affrontarle sono coperti dai vantaggi.

Bello, efficace, interessante, ma c'è una domanda che richiede una risposta: chi paga tutto questo? Non certo Climeworks, che è un'azienda profit, né il governo islandese. La sostenibilità economica di questo processo si basa sul cervellotico meccanismo dei crediti di carbonio, ovvero la possibilità per aziende inquinanti di acquistare alcune tonnellate di CO2 iniettate nel sottosuolo islandese, per compensare le proprie emissioni in altre parti del pianeta.

"Il nostro piano economico è quello di offrire la rimozione del carbonio a individui, aziende e organizzazioni," sostiene Gebald, "come mezzo per invertire le loro emissioni di carbonio non evitabili."

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