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2017: anno delle rinnovabili

Secondo un rapporto dell'ONU, nel 2017, il mondo ha investito di più nell'energia solare rispetto a carbone, gas e nucleare messi insieme.

Secondo il rapporto Global Trends in Renewable Energy Investment 2018, realizzato dall'UN Environment Programme (il programma ambientale delle Nazioni Unite, UNEP) in collaborazione con Bloomberg New Energy Finance, gli investimenti globali nelle energie rinnovabili sono aumentati lo scorso anno, superando di gran lunga gli investimenti nei combustibili fossili. Tutto ciò avviene a causa e conseguenza del precipitare dei prezzi della tecnologia, diventata una prospettiva sempre più conveniente per i governi mondiali.

La Cina è stata di gran lunga il maggior investitore mondiale di energia rinnovabile nel 2017, rappresentando quasi la metà della nuova infrastruttura. Tra questi investimenti, il maggiore è l'energia solare, che a livello globale ha attirato quasi un quinto di investimenti in più rispetto all'anno precedente. Altri paesi, tra cui Australia, Svezia e Messico, hanno più che raddoppiato la quantità di denaro che hanno pompato in progetti di energia pulita.

Ancora una volta, l'ultimo anno è un anno da record per la nuova potenza installata di energia rinnovabile, che ha registrato 157 gigawatt commissionati lo scorso anno, superando di gran lunga la nuova capacità di generazione di combustibili fossili, stimata in 70 gigawatt. La percentuale di elettricità mondiale generata da energia eolica, solare e altre fonti rinnovabili è stata nel 2017 il ​​12%, rispetto al 5% di poco più di un decennio fa.

La notizia, si legge tra le righe, è che gli impianti a energia fossile continuano a essere costruiti. E la quota di impianti esistenti detenuta dalle energie rinnovabili è ancora minoritaria, anche se, come abbiamo visto, in vivace aumento.

Come si vede, aldilà dei proclami e di picchi momentanei, giornalieri (vedi Eolico: nuovo record di produzione giornaliera), o mensili (vedi Rinnovabili: marzo record in Portogallo), peraltro molto ben localizzati geograficamente, la strada per un mondo a rinnovabili (vedi È possibile un mondo a rinnovabili?) è ancora lunga e tortuosa.

Ma all'ONU piace far notare gli aspetti positivi, per cui leggiamo che, nel 2017, la quota di energia rinnovabile ha portato un risparmio di circa 1,8 gigatonnellate in termini di mancate emissioni di anidride carbonica, l'equivalente della rimozione dell'intero sistema di trasporto degli Stati Uniti.

Sono solo numeri, visto che in USA aerei, auto e camion a energia fossile sono ancora al loro posto, ma l'entusiasmo dei funzionari ONU è alle stelle: "La straordinaria ondata di investimenti nel settore solare in tutto il mondo mostra quanto si può raggiungere quando ci impegniamo a crescere senza danneggiare l'ambiente", ha affermato il capo dell'UN Environment, Erik Solheim.

Non si tratta però di impegno sociale degli investitori. Le richieste di elettricità della Cina sono aumentate rapidamente, per questo l'energia rinnovabile, oggi abbondante ed economica, è una prospettiva di investimento interessante, e l'inquinamento atmosferico è solo un effetto collaterale, per chi prende le decisioni.

Negli ultimi due anni una tendenza dominante è stata il calo dei costi delle energie rinnovabili, ma soprattutto solare, e questo è stato importante per la Cina, dove peraltro c'è anche una forte spinta del governo per aumentare l'energia solare, motivata non solo dal clima ma anche da altre ragioni ambientali.

Gli studi hanno rivelato comunque che alcuni dei principali paesi sono in ritardo, nella corsa al rinnovabile. La crescita globale in termini di investimenti nasconde il fatto che c'è una forte crescita in Cina, un leggero calo negli Stati Uniti e un forte calo degli investimenti in Europa soprattutto in Germania e Regno Unito.

Le cause di questa diminuzione dei paesi UE (o in uscita dalla UE) stanno certamente nel fatto che in questa zona la produzione è già piuttosto elevata. Ma il Regno Unito nel 2017 ha visto un calo inspiegabile del 65% negli investimenti delle rinnovabili, non giustificato dalla sua attuale quota di produzione rinnovabile, attestata al 14%, sopra la media ma di poco.

Il problema è il mancato sostegno statale: il governo britannico ha smesso di offrire sovvenzioni per l'eolico onshore dopo le elezioni del 2015, ma anche per il solare c'è stata una grande riduzione del supporto. Tutto questo avviene però in un momento in cui i prezzi delle energie rinnovabili continuano a diminuire, per cui è presumibile che i sussidi governativi diventeranno sempre meno importanti.

La conclusione è che il mondo ha aggiunto più capacità solare rispetto a carbone, gas e centrali nucleari messe insieme. Questo mostra la direzione del cambiamento, ma le energie rinnovabili sono ancora lontane dal fornire la maggior parte dell'elettricità, che è solo una parte dell'energia utilizzata. Abbiamo ancora molta strada da fare.

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