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Bandire gli PFAS

Da comitati spontanei di genitori di bambini esposti agli PFAS una proposta radicale: bandire le sostanze tossiche dall'UE. Contaminazioni non solo da acqua potabile, ma anche da involucri di fastfood.

Nel sangue di almeno 800 mila veneti tra vicentini, veronesi e padovani, ci sono concentrazioni di PFAS, sostanze perfluoroalchiliche, giudicate preoccupanti da tutti gli organismi di tutela della salute. Si tratta di una famiglia di composti industriali non attaccabili dai grassi, impermeabili e antiaderenti.

Queste sostanze chimiche sono utilizzate in centinaia di prodotti di consumo, compresi quelli a contatto col nostro cibo. Sono quasi onnipresenti negli esseri umani e anche altri organismi viventi in tutto il mondo e sono state collegate a una serie di gravi problemi di salute.
Le concentrazioni esagerate riscontrate in alcune zone del Veneto sono dovute all'inquinamento delle acque di falda da parte di industrie che trattano queste sostanze chimiche. In cima alla lista dei sospetti c'è la Miteni di Trissino. L'associazione veneta delle mamme No Pfas ha in questi giorni presentato le sue proposte al parlamento UE di Bruxelles. L'obiettivo è ambizioso: zero tolleranza nei confronti degli PFAS nelle acque, a costo di eliminare queste pericolose e anguillesche sostanze dalla lista di quelle ammesse in produzione.

Secondo Luca Cecchi, uno dei portavoce del comitato, "non c'è più tempo. Sono oltre 40 anni che assumiamo veleni senza saperlo. Per questo abbiamo presentato dieci proposte: il principio di precauzione come legge fondante; limite zero a tutte le sostanze bio-accumulabili, persistenti e tossiche; divieto di produzione di sostanze inquinanti e dannose per la salute; studi indipendenti per l'autorizzazione al commercio e certificazioni reali (non auto-certificazioni); infine la regola del chi-inquina-paga va sostituita con il divieto di inquinare. Insomma, serve un radicale cambiamento a tutela dell'acqua e della salute."

Evitare queste sostanze può essere ancora più importante in gravidanza e per bambini piccoli, poiché gli PFAS possono essere particolarmente dannose per lo sviluppo nelle prime fasi della crescita.

I bambini e i neonati sono esposti a queste sostanze chimiche in più modi rispetto agli adulti. Possono ingerire PFAS bevendo latte materno, gattonando su pavimenti polverosi e mettendo le mani in bocca dopo aver toccato materiali contaminati. A causa delle loro piccole dimensioni, i bambini possono avere esposizioni più elevate in base al peso corporeo rispetto agli adulti.

Prodotti chimici fluorurati tossici possono abbassare il peso alla nascita di un bambino se la madre è esposta. Le donne che bevono acqua contaminata dal PFOA o PFAS aumentano il rischio di ipertensione indotta dalla gravidanza e preeclampsia, o gestosi, ovvero la sindrome caratterizzata dalla presenza di edema, proteinuria o ipertensione in una donna gravida. Inoltre, l'esposizione a PFAS può aumentare il rischio di danni al fegato, cancro e malattie della tiroide e causare disturbi endocrini.

Le domande dei genitori no-PFAS pongono la questione spinosa: che bisogno c'è di queste sostanze? Se andiamo a guardare dove finiscono gli PFAS, scopriamo che l'acqua delle falde nelle zone di produzione non è l'unica fonte di inquinamento: tutti siamo costantemente esposti.

Le nostre abitudini sono condizionate spesso dalla mancanza di tempo e dallo stress. Durante questi periodi, è facile cadere nella tentazione dei piatti preconfezionati e del fast food per il pranzo e la cena. Ma con questo tipo di pasti si può venire a contatto con gli PFAS.

Alcuni dei luoghi più inquietanti in cui queste sostanze chimiche si nascondono sono negli involucri di fast food e i contenitori da asporto. Negli USA, i test della FDA (Food and Drug Administration, l'ente per la protezione della salute) hanno scoperto che i prodotti chimici PFAS possono migrare dagli involucri alimentari per contaminare il cibo, specialmente quando il cibo è grasso. E quando hanno testato gli involucri per alimenti a rapida preparazione, hanno trovato sostanze chimiche fluorurate nel 40% degli involucri testati. Questo includeva imballaggi per panini, pizza, pollo fritto e pasticcini.

Per cui la presenza degli PFAS nelle confezioni del fast food è un motivo in più, l'ennesimo, per ridurre questo tipo di cibo e, preferibilmente, cancellarlo del tutto.

Negli ultimi dieci anni, gli studi hanno portato alla luce quanto siano diffuse queste sostanze chimiche. Oltre ai contenitori da asporto e agli involucri per fast food, gli PFAS sono anche nei sacchetti di popcorn per microonde, acqua potabile, cosmetici e abbigliamento.

Viene da chiedersi come potrebbero regolamentazioni più severe ridurre efficacemente l'esposizione a queste sostanze. Se pensiamo ai papocchi recentemente approvati in sede ambientale dall'UE, tesi a salvaguardare più interessi industriali e occupazionali che la salute pubblica, non si vede il futuro con ottimismo.

"La legge deve essere rigorosa e radicale," continua Cecchi, "o sarà del tutto inutile." Il legislatore deve resistere alle pressioni industrie chimiche e dell'imballaggio, e avere il coraggio di vietare, una volta per tutte, l'uso degli PFAS, decretandone la scomparsa dalla faccia della terra.

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