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Danni ambientali dell'espansione urbana

Un rapporto dell'OCSE elenca i problemi economici, sociali e ambientali dell'allargamento delle città in periferie estese senza confini, e propone soluzioni drastiche.

L'espansione delle città è un problema che sta esplodendo ai giorni nostri, ma che è connaturato nell'esplosione demografica e nell'aggressione al pianeta tipico della specie umana. Già Italo Calvino, nelle sue "città invisibili," aveva affrontato il problema descrivendo l'incubo di Pentesilea, la città senza inizio e senza fine.

Secondo un rapporto OCSE, il problema potrebbe essere mitigato tassando i veicoli privati e investendo in sistemi di trasporto pubblico più ecologici.

Queste raccomandazioni, che comprendono tariffe di parcheggio più elevate in città, sono delineate nel rapporto "Rethinking Urban Sprawl," che ha scoperto che l'espansione urbana spinge verso l'alto la congestione stradale, l'inquinamento atmosferico e i prezzi delle case.

"Affrontare l'espansione delle città è il primo passo verso la creazione di più città inclusive", ha dichiarato Walid Oueslati, co-autore di Rethinking Urban Sprawl, che ha analizzato i dati satellitari dal 1990 al 2014 per misurare efficacemente la composizione delle città.

"Abbiamo una situazione in cui i prezzi delle abitazioni non riflettono il costo sociale dell'espansione suburbana", ha fatto eco il collega coautore Ioannis Tikoudis.

Il fenomeno, caratterizzato dal movimento di professionisti dai centri urbani alle periferie, ha portato a città con aree a bassa densità più grandi nonostante la crescita della popolazione.

"La densità media della popolazione urbana è aumentata considerevolmente dal 1990. Ma allo stesso tempo, la porzione di tessuto urbano che ospita aree a bassa densità è superiore a quella del 1990. Questi due indicatori sembrano evolversi in modi opposti," sostiene Tikoudis.

Madrid è stata citata come esempio chiave di questo modello. Mentre la città ha visto aumentare la densità di popolazione media del 48%, anche la percentuale delle aree edificate che ospitano una bassa densità di popolazione è aumentata del 40%.

Un impatto del maggiore allargamento delle città è la crescita delle emissioni di gas a effetto serra, dal momento che è presumibile che i pendolari debbano percorrere distanze più lunghe con l'automobile. Lo studio ha rilevato che la dipendenza delle auto è stata incrementata dall'aumento del costo del trasporto pubblico nelle aree più lontane dai centri urbani. Questo non significa solo più emissioni, ma anche maggiore congestione stradale.

Tikoudis cita i crescenti deficit finanziari pubblici come un'altra ripercussione dell'espansione urbana incontrollata. "Coprire aree scarsamente popolate con servizi pubblici è più costoso," ha affermato. "Dislocare scuole, strade e servizi pubblici potrebbe essere tre volte più costoso nelle aree in cui la densità è bassa."

Per resistere all'allargamento urbano e ai suoi effetti, il documento propone di investire in sistemi di trasporto pubblico più ecologici per ridurre l'impatto dei servizi pubblici più ampi alle aree alla periferia delle città. La relazione suggerisce anche di aumentare la tassazione dei veicoli e le tariffe dei parcheggi per scoraggiare la mobilità privata, provvedimenti molto graditi agli ambientalisti.

Per contro, l'OCSE propone anche di modificare i piani regolatori per favorire l'edificazione nelle aree centrali della città, e qui crediamo che gli ambientalisti locali non sarebbero molto d'accordo a veder diminuire gli spazi verdi in zone già congestionate.

Queste e altre considerazioni ci fanno domandare quanto sostegno politico ci potrebbe essere per le proposte di Oueslati e colleghi. In realtà l'espansione urbana è spesso una scelta strategica di molte amministrazioni, evidentemente poco consce dei problemi correlati.

"Lasciamo alla democrazia locale decidere cosa fare," ha detto Oueslati, ma ha anche ammonito: "L'urbanizzazione è un fenomeno irreversibile. Dobbiamo agire ora per avere risultati domani."

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