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Greenwashing 2.0

Microsoft è la più sfigata tra le big, Facebook è nell'occhio del ciclone per il furto di dati. Niente di meglio, per distogliere l'attenzione, di un po' di greenwashing.

Microsoft sta investendo risorse finanziarie e mediatiche nell'esperimento dei data center sottomarini. Ha immerso più di 864 server (e tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per funzionare) a circa 35 metri di profondità sul fondale marino al largo delle coste della Scozia. Sono stipati in 12 rack e sono alloggiati in un container lungo 12 metri che assomiglia più a un sottomarino che a una tradizionale sala dati. L'intero prototipo utilizza circa 0,25 megawatt di energia.

L'obiettivo principale di questa sceneggiata è fare pubblicità all'unica azienda web che sembra essere esclusa dai mega profitti delle concorrenti principali, riunite sotto il nome di GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazion). L'obiettivo dichiarato è verificare in che modo l'acqua oceanica possa raffreddare la tecnologia in funzione quando si devono affrontare carichi di lavoro pesanti, come l'esecuzione di calcoli di intelligenza artificiale o la gestione di servizi di streaming video.

L'analogia sommergibile non è casuale: i sottomarini utilizzati per le esplorazioni o le applicazioni militari sono strutture affamate di informazioni che hanno bisogno di bilanciare l'efficienza elettrica e termica con molta attenzione. Tra le due strutture, (entrambe belliche, in fin dei conti) vi sono molte sinergie. Per esempio, lo scambiatore di calore del data center utilizza gli stessi principi: l'acqua fredda viene convogliata nel retro dei rack e quindi forzata all'indietro per ridurre la temperatura.

Le esigenze energetiche dei data center tradizionali sono, in gran parte, dettate dal raffreddamento degli strumenti informatici. Questo è solitamente ottenuto attraverso una combinazione di progettazione, come pavimenti sopraelevati e approcci speciali di ventilazione, e attrezzature come ventilatori e torri di raffreddamento. Il rapporto tra la potenza necessaria per far funzionare i server e ciò che è necessario per mantenerli freschi si chiama power usage effective (PUE). Più questo è vicino a un punteggio di 1, meglio è.

Il principio è quello di posizionare sia i server, sia l'apparato di produzione di energia per alimentarli (turbine eoliche offshore o generatori di energia delle maree) nello stesso luogo, e che sia un luogo efficiente per entrambe le operazioni. L'oceano dovrebbe rispondere bene a entrambe le esigenze. Come detto, l'obiettivo reale è fare tanta pubblicità gratuita alla cenerentola dei colossi del web.

C'è un altro vantaggio potenziale: più i data center sono vicini alla popolazione che servono, più velocemente arriveranno le informazioni. Se possono essere "energeticamente autosufficienti", tanto meglio. Per contro, il rischio dato dalle correnti di marea, che possono spostare l'acqua fino a 20 km all'ora al loro apice, e le onde da 3 metri, è alto.

Anche Facebook, dopo le polemiche per le sue birichinate (vedi Facebook: è il sistema che è marcio) ha bisogno di pulire la sua immagine. Niente di meglio che una robusta mano di verde, utilizzando l'ormai trito risparmio energetico per il raffreddamento. Nella maggior parte delle sue sedi, la società di social media accusata di furto di dati utilizza una combinazione di ventilazione esterna e metodi di raffreddamento diretto per evaporazione. Nei luoghi in cui il clima è molto umido o polveroso, Facebook utilizza un sistema di raffreddamento indiretto.

Grazie alla collaborazione con un produttore di impianti di climatizzazione, ha sviluppato un nuovo sistema di raffreddamento indiretto che utilizza acqua anziché aria per raffreddare i data center. La principale differenza tra questa tecnologia e la cugina è che produce acqua fredda anziché aria fredda, che viene attentamente filtrata per poter essere riutilizzata con una manutenzione minima. Dove sia il vantaggio in termini energetici rimane un mistero, ma qualche organo di stampa che ribatte gratis questa fuffa lo si trova sempre.

L'azienda dichiara che il sistema "fornirà flessibilità per la progettazione del data center, richiedendo meno metratura per raffreddare efficacemente. Il sistema di raffreddamento indiretto è più efficiente per una gamma più ampia di climi."

Il modello di business che c'è dietro al web fornisce una serie di servizi gratis in cambio della manipolazione dati e del dossieraggio a scopi commerciali di tutti noi, privati e aziende. Sono in tanti a chiedersi se questo modello sia lecito e socialmente conveniente. Niente di meglio, per distogliere l'attenzione, di un po' di greenwashing.

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