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Piccoli fallimenti crescono

Hk bike

Cina: le società di bike-sharing chiudono. Il settore della (falsa) sharing economy è meno luccicante di quanto vogliano farci credere.

Non basta essere startup, non basta essere giovani e aprire aziende strampalate che si basano sulla condivisione (e troppo spesso sullo sfruttamento illecito della manodopera, vedi Uber economy e Zizzania ). La differenza tra un'idea geniale e una vaccata la fanno spesso episodi imponderabili.

E se non avviene niente di miracoloso, le aziende web 2.0, trainate da app giovani e dinamiche, chiudono, esattamente come le altre. La società di bike sharing (condivisione di biciclette) Gobee.bike, di Hong Kong, ha annunciato la chiusura lo scorso 11 luglio, quasi un anno e tre mesi dopo il suo lancio.

La startup ha annunciato la decisione su Facebook (e dove altro avrebbe dovuto, visto che fuori dai social queste aziende semplicemente non esistono?), affermando che si tratta esclusivamente di motivi economico-finanziari.

"Dopo oltre un anno di servizio, purtroppo non siamo stati in grado di rendere redditizio il servizio, e i costi finanziari per mantenere le biciclette nelle migliori condizioni si sono dimostrati troppo alti da sostenere per l'azienda," è il messaggio da parte del CEO Raphael Cohen.

Cohen ha dichiarato che la società non avrebbe accettato più nuovi pagamenti, ma che gli utenti potevano ancora utilizzare le biciclette per una settimana prima di essere bloccate. Ha lasciato istruzioni per gli utenti per essere rimborsati automaticamente chiudendo i loro account attraverso l'app.

Molti utenti hanno protestato perché non sono stati in grado di recuperare i soldi dal loro account dopo averlo chiuso. L'azienda si prenderà cura delle biciclette e comunicherà regolarmente con il governo, chiedendo agli utenti di "essere pazienti."

È una storia normale, tranne per il fatto che Gobee.bike aveva raccolto 9 milioni di dollari USA di finanziamenti dopo il lancio nell'aprile dello scorso anno. Aveva l'obiettivo di portare la condivisione di bici dock-less a Hong Kong e contribuire a rendere la città più rispettosa dell'ambiente e conveniente.

Il bike-sharing senza stazioni, quindi dock-less, è il bike-sharing che permette di prendere e lasciare la bici in qualunque posto idoneo al parcheggio di una bici. Senza i costi per il comune della gestione delle stazioni.

Un servizio di questo genere ha la sua parte di problemi oltre a quelli finanziari. Meno di una settimana dopo il lancio, dieci delle sue biciclette sono state scaricate nei canali d'acqua. Anche in Italia, sopratutto a Milano, sono molte le biciclette condivise abbandonate nei corsi d'acqua o in luoghi non frequentati, per rimanerci.

La condivisione dock-less richiede un grado di civiltà che evidentemente non è appannaggio delle popolazioni italiana e cinese, visti i risultati. Ma un tale escamotage si è reso necessario per ovviare ai costi insostenibili del sistema convenzionale, ovvero con le stazioni di prelievo e riconsegna.

I casi sono due: o il comune, ovvero il politico a caccia di voti a spese del contribuente, si accolla il costo del sistema tradizionale, con le stazioni di prelievo e riconsegna, oppure ci si affida ai sistemi dock-less, che vedono spesso il fallimento delle startup che li organizzano.

Caso emblematico quello di Verona, dove nel 2012 è stato implementato in fretta e furia, per riconfermare l'allora sindaco Tosi, un sistema a dock, che ora grava sostanzialmente inutilizzato sulle spalle dei cittadini.

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