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Sistemi di allerta anticipata

I sistemi di allerta precoce (Early Warning Systems - EWS) sono un esempio di tecnologia utile e contemporaneamente di cambiamento sociale.

La maggior parte delle tribù degli indigeni delle isole Andamane, in mezzo all'Oceano indiano, è stata sterminata con la violenza o morta di malattie introdotte da vari tentativi di 'civilizzazione,' dapprima da parte dei Britannici che avevano colonizzato le isole nel 1858, in seguito anche dal governo indiano.

I Bo, per esempio, erano una delle dieci tribù conosciute con il nome collettivo di Grandi Andamanesi. Boa Senior, l'ultima dei Bo, è morta il 26 gennaio del 2010, a 85 anni.

Nel dicembre 2004, all'indomani del terribile maremoto (fenomeno che da allora per i media si chiama tsunami), le autorità indiane fecero un sopralluogo per verificare le condizioni degli abitanti delle riserve, da anni rese opportunamente irraggiungibili con qualunque mezzo.

Si erano avvicinati alle zone abitate da quelle popolazioni in elicottero. Da lì, poterono notare che l'onda anomala non aveva provocato morti o feriti, e che anzi la presenza degli elicotteri provocava un certo fastidio tra gli indigeni, testimoniato da lance e frecce indirizzate contro i velivoli.

Gli abitanti della riserva erano riusciti a salvarsi dallo tsunami grazie alla loro conoscenza della natura, probabilmente ascoltando i segnali degli animali presenti sull'arcipelago prima dell'arrivo delle onde, e si erano rifugiati sulle alture, come insegna loro una tradizione millenaria. Le tribù in questione non vogliono alcun contatto con il mondo civilizzato, che può portare loro soltanto problemi.



Vedere come popolazioni da noi ritenute primitive se la cavino egregiamente di fronte a fenomeni naturali avversi, mentre nel mondo tecnologico migliaia di persone muoiono ogni anno in seguito ad alluvioni, provoca qualche sconcerto.

La soluzione non è, come potremmo istintivamente pensare, rifiutare la tecnologia, poiché le millenarie conoscenze degli Andamani sono andate perdute definitivamente (sempre che qualcuno non voglia andare laggiù a farsele raccontare). L'unica cosa che possiamo fare, rammaricandoci di quanto perduto, è utilizzare le nostre conoscenze per recuperare la capacità di leggere i segni che la natura ci lancia prima di un disastro.

Lo scorso giugno si è svolta a Losanna la quinta conferenza sulla tecnologia per lo sviluppo (Tech4Dev 2018), evento biennale di punta della sezione UNESCO sulle Tecnologie per lo Sviluppo. La conferenza si è concentrata sul potenziale delle soluzioni tecnologiche per il Sud del mondo.

Come sempre, il focus è andato sui bisogni in termini di accesso alla salute e ai servizi finanziari, sistemi educativi ed ecosistemi urbani e naturali sostenibili, argomenti particolarmente significativi nelle zone dimenticate del pianeta.

Ma una delle tecnologie più interessanti che ha fatto mostra di sè al Tech4Dev è rappresentata proprio dai sistemi di allerta precoce (Early Warning Systems - EWS) dei disastri ambientali, in termini soprattutto di alluvioni. Si tratta della dimostrazione che alcune tecnologie possono rappresentare un grosso passo avanti per le popolazioni bisognose.

Le tecnologie EWS sembrano avere un impatto di trasformazione sulle comunità che raggiungono, anche se questa trasformazione non avviene immediatamente in sincronia con la consegna della tecnologia. Dopo un intervallo di tempo dall'introduzione della tecnologia, si può quasi ovunque assistere al cambiamento sociale necessario per incorporare l'EWS nella vita delle persone.

In altre parole, la realizzazione di un EWS non si esaurisce con la consegna dell'hardware che monitora i segnali di allerta precoce, ma si completa solo dopo aver raggiunto la necessaria padronanza da parte delle popolazioni servite da questo processo. Semplificando notevolmente, sono necessarie quattro fasi:

Fase uno
: nessun EWS, la comunità vive ad alto rischio. Magari si può implementare un sistema di base basato sull'osservazione, fondato sull'evacuazione all'inizio di ogni evento di inondazione, ma le perdite si accumulano con l'aumentare della densità della popolazione e dei cambiamenti climatici;

Fase due: arriva il sistema EWS, ma la fiducia non è ancora stata costruita, quindi l'impatto sui comportamenti è limitato. Critica è la fornitura di avvertimenti affidabili combinati con l'invio di avvertimenti attuabili che le persone possono comprendere e seguire;

Fase tre: i membri della comunità iniziano a fidarsi del sistema EWS, iniziano a fare affidamento su di esso per predire eventi piovosi, questo inizia ad aggiustare i comportamenti, piuttosto che fuggire quando viene annunciato, ci si prepara per l'evacuazione e, nel processo, si inizia a imparare quali azioni di preparazione sono le più vantaggiose;

Fase quattro: le comunità iniziano a conoscere i profili di pericolo, e il fatto che le alluvioni non sono le stesse, iniziano a riconoscere gli impatti e le tendenze critiche nell'evento di pericolo, questo apprendimento porta ad adattamenti nelle loro vite e mezzi di sussistenza per limitare perdite e danni.

L'esempio degli Andamani ci insegna che mettere giù dei sensori e collegarli a una centrale intelligente non risolve il problema: occorre ottimizzare gli impatti che questi sistemi hanno sulla vita delle persone. Le persone non devono essere beneficiari passivi, ma attori consapevoli del sistema. L'EWS deve essere integrato nella vita delle persone. Ciò consentirà alle persone che vivono in aree soggette a inondazioni di essere potenziate nel vivere assieme ai rischi.

Guardando il marketing e la distribuzione di queste tecnologie, per esempio proprio al Tech4Dev, notiamo che il focus è sull'introduzione della tecnologia e non sull'impatto che la tecnologia ha sulle perdite evitate. La maggior parte dei sistemi è incentrata in modo eccessivo sui sensori, e per questo non riesce a raggiungere i soggetti più poveri e soggetti a rischio.

Gli investimenti in tecnologia sono spesso inutili e favoriscono soltanto i venditori di tecnologia, come dimostra da tempo Sylicon Valley, ma qualche volta sono utili al rispetto degli obblighi previsti dall'accordo di Parigi e cioè per evitare il disastro causato dai cambiamenti climatici. Gli EWS sono meccanismi di trasformazione seri, perché imitano la natura e favoriscono i cambiamenti comportamentali.

Non sono solo hardware, ma anche e soprattutto orgware, e richiedono investimenti, tempo e pazienza, e il sistema deve essere di proprietà delle comunità, non di qualche multinazionale che in cambio del servizio fattura un canone o, peggio, usa i dati raccolti per fini commerciali.

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