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Chennai: l'acqua è quasi sparita

Una delle più grandi città dell'India ha quasi esaurito l'acqua. La stagione dei monsoni in ritardo lascia milioni di abitanti in crisi idrica.

Anche questa settimana, la protagonista della notizia è una fotografia. Questa volta non si tratta di un'illusione ottica come quella dei cani da slitta che corrono sull'acqua (vedi Gli Husky che camminano sull'acqua), ma di un'immagine satellitare, che rivela il netto restringimento di uno dei principali bacini idrici alimentati dalla pioggia che serve Chennai, una delle più grandi città dell'India.

A sinistra vediamo un'immagine presa dal satellite il 15 giugno dell'anno scorso, che mostra il grande serbatoio di acqua della città, il lago Puzhal, o Puenna, che assomiglia a una macchia di inchiostro blu scuro in un paesaggio urbano densamente affollato.

A destra un'immagine di domenica scorsa, un anno dopo, in cui il lago si limita a una piccola area grigiastra del suo ex bacino. Anche uno degli altri serbatoi importanti della città, il piccolo lago Chembarambakkam, è in secca.

Chennai è una città calda e afosa sulla costa dell'Oceano Indiano, che dovrebbe essere oggi alle prese con i monsoni. Ma le piogge sono in ritardo in tutta l'India. E Chennai non ha praticamente ricevuto nessuna pioggia.

Si tratta di una delle più grandi città dell'India, che ospita quasi cinque milioni di persone, e, come mostra la foto, si trova in grave crisi. Tutte e quattro le riserve primarie della città sono quasi asciutte, il che significa che quattro milioni di persone dipendono dall'acqua non potabile recuperata da pozzi improvvisati.

Le carenze idriche sono iniziate diverse settimane fa e il governo è stato pesantemente criticato per aver fatto affidamento sull'arrivo dei monsoni, invece di agire. Le piogge sono diventate inaffidabili e sono ogni anno sempre più in ritardo.

A Chennai l'acqua non viene riciclata e l'acqua piovana non viene raccolta: questo è il portato di una storica abbondanza di acqua, che ha reso i cittadini spreconi e poco oculati. E questo, oggi, peggiora le cose.

E mentre i monsoni in ritardo lasciano milioni di persone senza acqua, devastanti ondate di calore attraversano il paese uccidendo centinaia di persone. All'inizio di questo mese a Churu, nel Rajasthan, la temperatura ha raggiunto il 50° C, a un soffio dal massimo storico dell'India registrato nel 2016.

Il ministero della salute consiglia di rimanere al coperto nei momenti di massima temperatura, evitando il sole tra mezzogiorno e le 15 e di bere alcolici, tè e caffè.

L'anno scorso è stato il sesto più caldo mai registrato dal 1901, e 11 dei 15 anni più caldi mai registrati si sono verificati dal 2004. Una tendenza simile a quella mondiale (vedi Nel 2017 ancora caldo record).

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