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Frankenburger conquista la Borsa

La carne artificiale, secondo i media, potrebbe aiutare a salvare il pianeta. La borsa e le catene di fast food ne prendono atto.

Dura la vita per i vegetariani. I sostituti della carne nei negozi sono quasi assenti, e chi vuole consumare qualcosa al bar o al ristorante deve fare slalom tra le offerte calcolate ad hoc per ghli onnivori. Quando si riesce a trovare qualcosa, l'apporto proteico è scarso o del tutto assente.

Ma ora sta cominciando a circolare un prodotto che produrrà dilemmi insolubili a vegetariani e vegani: la carne sintetica, da noi ribattezzata Frankenburger (vedi Frankenburger, la mucca sintetica). In effetti, abbiamo già detto che il consumo di carne è considerato una delle cause principali del riscaldamento globale (vedi Meglio le puzzette umane che quelle bovine). Nove calorie vegetali che alimentano un pollo generano una sola caloria in carne. E con i mammiferi il bilancio è ancora peggiore. Un modo piuttosto inefficiente di creare cibo.

Come detto, alcune catene di fast food stanno prevedendo nella loro offerta questo tipo di prodotto. Burger King ha annunciato che svilupperà la sua partnership con la compagnia Impossible Foods, una di queste nuove Re Mida del mercato finanziario. McDonalds ha introdotto il suo hamburger Big Vegan TS in Germania, uno dei suoi cinque più grandi mercati internazionali.

Nel 2013, all'epoca dell'articolo, si pensava di ottenere carne sintetica dalle cellule dei muscoli degli animali, per ottenere alternative sempre più realistiche alla carne, dannosa per l'ambiente e vorace di CO2.

Oggi, la tecnologia è meno vistosa, ma ugualmente sofisticata. I tecnici hanno scoperto i fattori chiave nella simulazione della carne. Tra questi, uno è sicuramente l'emoglobina, la molecola che dà al sangue il suo colore rosso e aiuta a trasportare l'ossigeno negli organismi viventi. Una forma di emoglobina si trova naturalmente in tutti gli organismi viventi, anche nelle radici delle leguminose.

Per produrla in grandi quantità, hanno ingegnerizzato geneticamente dei lieviti coltivabili in un processo di fermentazione simile a quello della birra. L'aggiunta di proteine ​​e grassi vegetali, aggiunti per imitare la consistenza della carne, ha fatto il resto.

Sono sorte alcune start-up della Silicon Valley, che stanno raccogliendo una quantità immensa di fondi da risparmiatori, banche d'affari ed hedge fund. Aiutati da un marketing sofisticato e un ambiente normativo amichevole, le aziende sono alla ribalta dei media finanziari e non. Le offerte pubbliche di azioni vanno rapidamente esaurite, dando anche buoni guadagni a chi è riuscito a mettere fortunosamente le mani su alcune di queste azioni.

In Europa, fortunatamente, le severe normative alimentari hanno limitato questo entusiasmo ingiustificato. Grazie al principio di precauzione vigente in UE, le aziende devono affrontare controlli molto più rigorosi per dimostrare che i nuovi ingredienti e gli alimenti non sono dannosi prima di poter essere messi in vendita.

Norme rigorose stabiliscono che gli ingredienti geneticamente modificati debbano essere etichettati, il che potrebbe spiegare perché l'impossible-burger, che usa il lievito geneticamente modificato per produrre la pseudo-emoglobina, non sia ancora sbarcato in Europa, salvo poche eccezioni.

Nella Germania tradizionalmente carnivora, per esempio, le alternative di carne erano praticamente inesistenti dieci anni fa. Oggi, i tedeschi non sono lontani dagli Stati Uniti nel consumo di carne finta, grazie in parte alle importanti marche di carne lavorata che entrano nel mercato. La scelta di McDonald's, che ha deciso di collaborare con Nestlé per il mercato tedesco, va in quella direzione.

Fondamentalmente, queste carni vegane di fast-food non sono solo rivolte ai vegani e ai vegetariani, ma anche agli amanti della carne, che costituiscono ancora la stragrande maggioranza delle popolazioni di tutto il mondo.

Al di là delle mode, e delle bolle finanziarie spenna-grulli, c'è qualcosa di vero nella promessa della carne sintetica di liberare il mondo dagli allevamenti, e dall'oneroso carico di CO2 che comportano?

Probabilmente no. Il mercato della carne di bassa qualità, quella fatta con gli scarti rimacinati degli animali, subirà certamente uno scossone epocale. Ma allora, i milioni di tonnellate di scarti, che fine faranno? Non è pensabile che una rivoluzione nel campo degli hamburger possa contaminare il mercato dei macellai fighetti.

E non è tutto. Troppo spesso siamo stati di fronte alla tecnologia che avrebbe risolto i problema della fame nel mondo: il carbone, il petrolio, l'energia nucleare, la green revolution, gli OGM. Ogni volta è stata una fregatura.

Il problema è dentro la nostra testa di umani: se ci ostiniamo a far crescere le nostre esigenze in relazione alle risorse disponibili, qualunque sia l'ammontare di risorse che riusciremo a metterci a disposizione, sarà inevitabilmente raggiunto e superato.

Il consumismo, l'aumento della popolazione mondiale, l'ostentazione degli status symbol fanno in modo che l'umanità si adegui alle risorse esistenti, allineandosi al massimo possibile. Questo rende non solo inutile, ma addirittura catastrofica ogni innovazione tendente a risolvere i problemi di scarsità.

Il risultato di questi game changer è l'arricchimento smodato di chi li ha proposti e applicati. Il resto della popolazione è di regola costretto a fare i conti con un ambiente sempre più precario.

Se si continua a tamponare il problema delle risorse a suon di espedienti, senza affrontare il problema della voracità dell'umanità nel suo complesso, si farà l'ennesimo buco nell'acqua.

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