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Movimenti sociali alla COP25

Forse il lascito maggiore della COP25 è rappresentato dall'ondata di proteste che intendono fungere da stimolo ai governanti del mondo.

Non solo capoccioni politici incapaci, non solo ricatti e veti incrociati: la COP25, il vertice sul clima delle Nazioni Unite, che si è svolto a Madrid la scorsa settimana (vedi COP25: mezzo fallimento a Madrid), è stata il teatro di manifestazioni di vari movimenti per i diritti civili e per l'ambiente. Forse il lascito maggiore di questo evento è stato proprio rappresentato dall'ondata di proteste che hanno provato a fare da stimolo ai governanti del mondo.

Attivisti giovanili indigeni hanno manifestato fuori dalla COP25 la prima mattina della conferenza ONU sul clima contro la repressione dello stato cileno insieme ai loro compagni Mapuche.

I manifestanti hanno tenuto discorsi in spagnolo e inglese indossando bandane, cerotti e bende sui loro volti per rappresentare i 200 attivisti che in Cile che hanno perso un occhio a causa dei proiettili di gomma della polizia.

Xicana Niria Alicia ha dichiarato: "Siamo venuti per solidarietà con i nostri fratelli e sorelle cileni, in particolare i nostri parenti indigeni che hanno subito enormi quantità di brutalità della polizia".

La COP25 è stata spostata da Santiago del Cile a Madrid poche settimane prima che iniziasse, a causa dei disordini civili in Cile, il che significa da un lato che Sebastián Piñera e il suo governo sono stati incapaci di mantenere l'ordine in una delicata situazione come la COP25, dall'altro che hanno preferito cogliere l'occasione per evitare il controllo dei media internazionali sulle loro violazioni dei diritti umani.

I manifestanti hanno così perso la possibilità di focalizzare l'attenzione del mondo su due secoli di estrattivismo, colonialismo e devastazione forestale perpetrati dal Cile.

Le proteste in Cile sono nate dal pretesto di un piccolo aumento del prezzo del biglietto della metro, ma evidentemente sono originate da trent'anni di un'agenda neoliberale che ha devastato il pianeta e le comunità indigene.

La stessa logica è parsa essere applicata nella COP25, che si è concentrata esclusivamente, peraltro senza centrare l'obiettivo, sullo scambio di quote di emissioni e soluzioni di mercato, come se fossero un modo efficace per affrontare effettivamente l'emergenza climatica.

Il popolo mapuche del Cile meridionale costituisce il 10 percento della popolazione del paese e ha accusato il governo cileno di genocidio.

Ximena Painequeo dell'identità territoriale di Lafkenche ha dichiarato: "[Oggi] siamo duramente repressi. Anche i nostri giovani vengono accecati permanentemente dai proiettili del regime. Sono i nostri fratelli e sorelle..."

"Siamo qui per dire al governo e al mondo intero: smettere di saccheggiare le nostre terre antiche. Smettere di saccheggiare tutti gli indigeni in America e nel resto del mondo [...] Se continuano a saccheggiare il nostro pianeta continuerà a deteriorarsi."

Nel pomeriggio, invece, si è svolta la dimostrazione di Extintion Rebellion (vedi Arrestateci, per favore!), bloccando la strada con striscioni in russo e inglese per chiedere un'azione più forte da parte dei leader mondiali.

A loro si è unita la bambina di otto anni Licypriya Kangujam, che si è chiesta provocatoriamente: "Perché sono qui? Perché sono venuta a parlare qui? Dovrei andare a scuola, leggere i miei libri, giocare, studiare."

"Ma i nostri leader hanno rovinato la nostra infanzia e il nostro futuro [...] Quello che voglio non è per oggi o domani, ma deve essere fatto ora."

Le manifestazioni contro l'inazione del governo sono aumentate dall'inizio della conferenza, culminando in una marcia di quasi mezzo milione di persone venerdì sera lungo l'arteria centrale di Madrid, il Paseo de la Castellana, con Extinction Rebellion e Fridays for Future, contro, in particolare, il greenwashing aziendale.

Greta Thunberg si è unita ai suoi colleghi giovani scioperanti nella COP25. In una conferenza stampa ha dichiarato: "Stiamo scioperando da oltre un anno e ancora non è successo nulla. La crisi climatica viene ancora ignorata dai potenti e non possiamo andare avanti così. Non è una soluzione sostenibile che i bambini saltino la scuola. Non vogliamo continuare così."

Cina, Brasile, Arabia Saudita e India hanno causato rabbia tra alcuni delegati, bloccando i progressi nei colloqui e ignorando l'urgenza della crisi.

C'era una forte, quasi disperata speranza da parte degli attivisti che questi negoziati alla fine avrebbero prodotto alcuni risultati concreti. Al Gore ha dichiarato: "Non stiamo affrontando questa sfida. La crisi sta ancora peggiorando a un ritmo superiore a quello a cui stiamo adottando soluzioni. Eppure, la volontà di agire è una risorsa rinnovabile."

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