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Per un diritto alla riparazione

Riparare per ridurre il nostro impatto su energia e risorse. Per una volta la politica dovrebbe tutelare i cittadini a scapito delle aziende.

Quando i nostri smartphone, televisori o altri infernali attrezzi smettono di funzionare, sembra che l'unica scelta possibile sia disfarsene. Questo flusso infinito di rifiuti elettronici ha creato montagne di rifiuti tossici pericolosi per le persone e il pianeta, come abbiamo più volte documentato (vedi Allarme per i vecchi smartphone non smaltiti).

Ecco perché molti consumatori e legislatori negli Stati Uniti e in Europa si stanno organizzando sotto il nascente movimento "Right to Repair" che richiede ai produttori di realizzare prodotti che durino più a lungo e che siano più facili da sistemare.

Una proposta di legge sulla possibilità di riparare gli oggetti è stata presentata al Parlamento europeo. I produttori dovrebbero offrire un minimo di parti di ricambio e, in alcuni casi, riparare le merci difettose. Le proposte all'esame dell'Unione europea riguardano l'elettronica, compresi i televisori e gli elettrodomestici.

Almeno 18 stati degli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione una legislazione di qualche tipo sulla riparazione. Le proposte arrivano in un clima di crescente reazione contro prodotti inaccessibili, con componenti incollati tra loro e ai quali non è possibile accedere. Un esempio tra tutti: le batterie degli smartphone, una volta intercambiabili, oggi praticamente impossibili da sostituire.

Siamo ben oltre l'emergenza: i RAEE (rifiuti da apparati elettrici ed elettronici) costituiscono il flusso di rifiuti in più rapida crescita al mondo. Nel 2016, circa 44,7 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici sono state generate a livello mondiale, secondo Global E-waste Monitor 2017. Il nuovo sforna inutili prodotti a un ritmo impressionante: si stima quindi di arrivare a 52,2 milioni di tonnellate di rifiuti entro il 2021.

A marzo, Susan Talamantes Eggman, membro dell'Assemblea della California, ha proposto la "Legge sul diritto alla riparazione in California" che imporrebbe ai produttori di rilasciare istruzioni diagnostiche e di riparazione e di mettere a disposizione di proprietari di prodotti e di riparazioni indipendenti parti di apparecchiature o servizi.

Il disegno di legge è stato proposto solo pochi mesi dopo che Apple è stata accusata di rallentare gli iPhone più vecchi, fatto che aveva portato milioni di utenti a spendere centinaia di dollari per nuovi telefoni piuttosto che semplicemente sostituire la batteria. Questo per non parlare del fatto che Apple rende i suoi telefoni molto difficili da aprire, rendendo difficile il fai-da-te (vedi La riparazione impossibile). Per inciso, Apple aveva ammesso la responsabilità e ha offerto uno sconto per la sostituzione della batteria).

La politica deve lavorare duramente per ridurre inutili sprechi (riparare oggetti che hanno ancora vita utile) ma le aziende usano il loro potere per rendere le cose più difficili da riparare. La riparazione, in teoria, dovrebbe essere la scelta più facile e più economica. Secondo alcuni sondaggi, c'è stato in California un aumento di interesse per la riparazione dopo che Apple ha annunciato i problemi di batteria di cui sopra.

Gli ambientalisti dicono che la legislazione "Diritto alla riparazione" consentirà di risparmiare risorse e ridurre le emissioni di CO2 derivanti dai nuovi prodotti. Secondo un rapporto sulla sostenibilità di Apple, ogni nuovo dispositivo elettronico prodotto porta sulle spalle in media 90 chilogrammi di CO2.

È singolare che solo ora politici e cittadini si stiano svegliando su un argomento che gli ambientalisti riconoscono come un problema da molto tempo. Le leggi sul diritto alla riparazione incidono positivamente sui portafogli e l'ambiente, ma i produttori sono contrari alla legislazione.

I giganti della tecnologia, tra cui Apple e Microsoft, non apprezzano molto gli sforzi degli utenti che riparano i propri dispositivi. A loro dire lo fanno per il bene dell'utente, in ​​quanto la riparazione potrebbe rappresentare un rischio per la sicurezza per l'utente.

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