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Il nucleare pulito

Combustibile fissile abbondante e meno pericoloso, scarse implicazioni militari e belliche, impianti più sicuri. Le centrali nucleari a Torio promettono un futuro radioattivo. Ma è tutto oro quello che luccica?

L'energia nucleare sembrava destinata a una rinascita qualche anno fa, poi è avvenuto il disastro del 2011 al reattore di Fukushima. I governi e gli investitori privati di tutto il mondo hanno ritirato il loro sostegno, e l'interesse per questo tipo di energia è crollato. Questo è avvenuto non solo in Italia, dove ben due referendum popolari hanno probabilmente scritto la parola fine a ogni tentativo ulteriore, ma anche nel resto del mondo.

Al di là delle posizioni ideologiche precostituite, ci sono diversi fatti che hanno ostacolato la diffusione dell'energia nucleare in tutto il mondo. Primo, l'uranio necessario per le centrali nucleari è raro e costoso. E deve essere arricchito, aumentando i costi. Secondo, l'uranio utilizzato nelle centrali elettriche può anche essere trasformato in materiale bellico, richiedendo una regolazione severa e tensioni internazionali non sempre governabili, come succede in questi giorni con l'Iran. Terzo: gli altri sottoprodotti sono meno pericolosi, ma ancora estremamente problematici. A oggi non sappiamo ancora come smaltire le scorie che ogni giorno sono ancora prodotte. Infine, una centrale nucleare, non importa quanto ben progettata, potrebbe andare incontro a disastri non prevedibili in determinate circostanze, come nel citato caso di Fukushima.

Gli scienziati, i fisici in particolare, hanno la testa dura, e invece di scoraggiarsi di fronte a problemi apparentemente insormontabili, hanno scelto la strada della ricerca verso altri materiali fissili. Siccome non ce ne sono molti, la ricerca è presto finita: oltre all'uranio-235, il plutonio-239 e alcune forme dell'attinio, tutti problematici, c'è l'uranio-233, un isotopo che non esiste in natura, ma che può essere prodotto dal bombardamento neutronico del torio-232.

Il torio (numero atomico 90) è decisamente più promettente. A differenza dell'uranio, è abbondante e non è quasi pericoloso. L'arricchimento non è necessario, quindi è a oggi impossibile creare armi nucleari utilizzando un reattore a base di torio. Il motivo maggiore sta nel fatto che la reazione del torio non è autosostenibile. C'è infatti bisogno di un bombardamento di neutroni per far partire la reazione. Un problema tecnico che paradossalmente diventa il maggiore vantaggio di questa tecnologia in termini di sicurezza. A pensar male, come soleva fare Giulio Andreotti, questo potrebbe essere il motivo per cui questo processo è stato congelato per decenni: non ci sono le consuete pressioni dell'apparato militare a favorirne lo sviluppo.

Dicevamo che, bombardato da neutroni, il torio diventa uranio-233 radioattivo, assai meno pericoloso dell'uranio-235 usato nei reattori convenzionali. La società olandese NRG sta sviluppando un esperimento di irradiazione del sale di torio (SALIENT), riprendendo una serie di esperimenti svolti negli anni 1960 dall'Oak Ridge National Laboratory. Questa boiacca radioattiva, formata da sali di torio fusi, potrebbe potenzialmente raggiungere temperature molto elevate, che si traduce in una grande quantità di energia. Un grande vantaggio è che il sale fuso non è solo il combustibile fissile del nocciolo, ma anche il liquido di raffreddamento: il sale è già fuso e dunque non ci sono i problemi legati al surriscaldamento del refrigerante.

Ci sono ancora molti problemi che devono essere risolti prima che i progetti del reattore del torio di NRG vengano portati a scala industriale, a partire dall'alta reattività di questi sali al contatto con l'aria, che necessita l'utilizzo di materiali di rivestimento ancora non trovati. Ma le scorie sono più sicure, anche se gli scienziati devono ancora capire quante saranno e cosa può essere fatto con esse. Se funzionasse, sarebbe una fonte notevole di energia a zero impatto carbonico.

Tutto oro? Nemmeno per idea: il processo è sì più pulito e sicuro da infiltrazioni militari, il che non è poco, ma mantiene ancora diverse criticità. Prima di tutto, l'innesco è di tipo convenzionale: un bombardamento di neutroni che allo stato attuale non può essere fatto se non con una reazione a catena che utilizza uranio-235.

Ma l'aspetto che preoccupa di più è quello relativo al gigantismo delle iniziative che stanno dietro il finanziamento e la realizzazione di queste centrali. Da un lato abbiamo l'energia del sole e del vento, che può essere dislocata in ogni parte del pianeta, può essere micronizzata fino alla scala di un appartamento, e la cui abbondanza è stata certificata più che sufficiente a coprire i nostri fabbisogni totali di qualche ordine di grandezza (vedi È possibile un mondo a rinnovabili). Dall'altro abbiamo centrali che, per giustificare il proprio costo, devono essere di dimensioni ciclopiche, amplificando i già notevoli problemi ambientali locali, di opportunità politica, di sicurezza. In un epoca in cui anche solo organizzare dei concerti può costituire un problema, non capiamo quali interessi spingano verso la creazione di queste piramidi di Cheope dell'energia. A dir la verità, un'idea ce la siamo fatta. A pensar male, completiamo la frase di Andreotti, si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

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