riusa logotype

Riparare PC e smartphone

repair_pc

Ha senso in questo momento investire risorse per il riuso dei dispositivi informatici? Piccola carrellata di risorse online e considerazioni tecnico-economiche.

La R di "ripara" è un aspetto molto importante del riuso, tanto che potrebbe far parte a pieno titolo delle 5 erre. Si stanno moltiplicando le risorse online dedicate al riparazione dell'hardware, con un attenzione particolare ai dispositivi mobili. Per aiutare chi voglia cimentarsi in questa impresa, vediamone una breve carrellata.

Il punto di riferimento nel settore è senza dubbio www.iFixit.com, che mette a disposizione gratuitamente un notevole corpo di conoscenze, ben organizzate e raccolte in manuali sempre aggiornati e di qualità. Interessanti gli strumenti di smontaggio venduti attraverso il sito web, importante supporto per maneggiare attrezzi sempre più riottosi a farsi riparare.

Anche il sito web dell'associazione statunitense dei gestori del servizio di riparazione, www.repair.org, fornisce consigli e discussioni, oltre a farsi promotore di iniziative politiche a favore della riparazione, oggi sempre più osteggiata dalle multinazionali tecnologiche. Gli argomenti trattati includono i computer, i dispositivi mobili, i mezzi agricoli e gli strumenti diagnostici di riparazione per il settore automobilistico.

Qualche consiglio e spunto sarà possibile trovarli sul sito www.ereuseconference.com, che sta organizzando un evento proprio sul riuso degli strumenti informatici, previsto per ottobre 2016. Le risorse in italiano non sono altrettanto professionali. Tra le tante, segnaliamo wikihow.com, che fornisce trucchi sull'hardware, con un impostazione fai-da-te.

Tutto questo fermento suscita alcune domande: è il momento giusto per investire nel settore del trashware? È economicamente sostenibile un'attività che si basa sul riutilizzo degli strumenti informatici, vale a dire smartphone, tablet, PC, server, monitor etc.etc., scartati da utenti e aziende, ma ancora funzionanti? La dimensione del mercato di ricondizionamento e riparazione dei dispositivi è potenzialmente rilevante, vista la propensione al cambio di strumenti ancora efficienti (turnover) da parte dei cittadini di questa parte del mondo, ma ci sono altri aspetti da analizzare prima di affrontare questo difficile mercato.

È questo il tema dell'intervista che riusa.eu ha rivolto a Mirco Gasparini, presidente dell'Officina S3. "Le prospettive non sono rosee," sostiene Gasparini, "prevedo un surplus di offerte di PC ricondizionati rispetto alle richieste. Molte persone percepiscono un computer usato come qualcosa di serie B."


Oggi sono i dispositivi sempre connessi alla rete i più richiesti: piccoli, ma potenti e leggeri, con autonomie della batteria sempre maggiore. "In pratica," conclude Gasparini, "la maggior parte della gente non sa più cosa farsene di un PC." L'Officina S3 sembra quindi suggerire di deviare l'attenzione su dispositivi più di moda rispetto ai PC da tavolo, e magari di concentrarsi più sulla riparazione che sul ricondizionamento. La differenza è sottile, ma determinante, e riguarda il magazzino di materiale invenduto, oggi il costo più preoccupante delle aziende trashware.

Un aspetto importante è la sicurezza dei dati immagazzinati nei dispositivi, fattore che riduce la propensione degli utenti a donare vecchi aggeggi in beneficenza. Molti utilizzatori, infatti, preferiscono lasciare i loro vecchi telefoni in un cassetto. Per ovviare a questo inconveniente, riusa.eu fornisce alcuni suggerimenti.

Eppure è evidente che il riuso dei dispositivi tal quali realizza un risparmio di costi astronomico rispetto al riciclo, ovvero all'estrazione dalle apparecchiature raccolte delle materie prime seconde. È un settore delicato, la cui profittabilità si basa sull'organizzazione minuziosa di alcuni passaggi chiave, come l'acquisizione del materiale, la sua valutazione, i test tecnici, la pulizia, l'inventario, la rivendita e la spedizione.

Il modello di business del ricondizionamento delle macchine elettroniche è destinato a cambiare ulteriormente in relazione a nuovi strumenti di fruizione proposti dai produttori, come il leasing o il noleggio a lungo termine, rispetto alla vendita tradizionale.

Scrivi un commento