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Vetro e riciclo tra USA ed Europa

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Mentre da noi il riciclo cresce, in USA gli impianti di raccolta chiudono. Due approcci all'economia e al riciclo si confrontano.

Mentre nel nostro paese il riciclo del vetro gode di ottima salute, al di là dell'oceano le cose non vanno proprio come dovrebbero. Per esempio, nel cuore degli USA, e precisamente nella contea di Morehead-Rowan, nel lontano Kentucky, al confine con la Virginia Occidentale, il centro di raccolta non accetta più il vetro.

La fluttuazione dei prezzi di mercato è un problema che attanaglia l'impianto da un bel po' di tempo. Gli impianti di lavorazione del vetro delle vicinanze hanno chiuso, e il vetro è pesante e difficile da trasportare, per cui i costi di movimentazione incidono in maniera determinante, tutto questo nonostante l'ottima riciclabilità del materiale.

"Addirittura siamo venuti a scoprire in maniera accidentale che una parte del nostro vetro prendeva la strada di una discarica", ha dichiarato Allie Secor, il direttore dell'impianto. "Beh, se le cose stanno così, ho pensato, possiamo utilizzare la discarica locale, e impedire questo spreco di carburante."

La Contea sta esplorando anche la possibilità di riutilizzo dei manufatti in vetro, vale a dire senza effettuare la frantumazione. Ma qui il problema determinante è lo spazio. "Se non frantumassimo il vetro," dice Secor, "avremmo bisogno di molto più spazio di stoccaggio."

I prezzi sono estremamente variabili, e in ogni caso tendono al ribasso per quasi tutti i materiali di riciclo, tanto che spesso si è costretti a lavorare in perdita. La direzione sta esplorando la possibilità di scendere uno o due gradini delle cinque R, cercando utilizzi meno nobili per il vetro. "Stiamo cercando anche sistemi di recupero del vetro, come la produzione di asfalto e calcestruzzo," continua Secor, "ma nelle nostre vicinanze non c'è domanda per questo tipo di utilizzo. D'altro canto il vetro è un materiale perfettamente inerte, non produce gas né percolato, per cui il suo collocamento in discarica sarebbe sicuro e non comporterebbe problemi ambientali." Ma allo stato delle cose il problema è irrisolvibile, per cui il ritiro del vetro è temporaneamente chiuso.

Questi segnali provenienti da economie a impronta fortemente liberista sono da prendere in seria considerazione: la tensione al ribasso sul prezzo del petrolio sta trascinando nella voragine molte materie prime, rendendo di fatto non conveniente la produzione di materie seconde. La Cina sta rallentando la crescita e non esercita più la sua abituale pressione sui materiali.

Queste fluttuazioni non trovano impreparati gli operatori delle filiere del riciclo in Europa, soprattutto in Italia dove, abbiamo visto, il settore gode di buona salute. Il motivo è presto detto: da noi la macchina del riciclo è organizzata e resiliente, e le fluttuazioni del prezzo della materia prima incidono fino a un certo punto, visto che si inseriscono in un contesto fatto di contratti pluriennali, di ottimizzazioni di trasporto, di rapporti industriali solidi tra le aziende del settore.

La differenza con il riciclo europeo non consiste nell'assenza di contributi pubblici: l'impianto di raccolta di Morehead-Rowan gode infatti delle sovvenzioni della locale università, del Comune e della Contea, per un totale di 90.000 dollari l'anno. Il problema sta soprattutto nelle distanze: un'economia fortemente concentrata come quella statunitense rende determinante la variabile del trasporto, che su materiali poveri rende più difficile qualunque collaborazione duratura tra aziende. Questo, per un impianto di raccolta disperso nel Kentucky significa essere condizionati da scarichi spot, non appena le condizioni economiche lo permettano (e ciò, con i tempi che corrono, potrebbe non avvenire mai).

Voce vetro del riusabolario.

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