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Bando cinese al riciclo: le responsabilità UE

Balle di plastica

Secondo un'autorevole organizzazione di riciclatori europei, le recenti restrizioni cinesi alle importazioni di scorie sono un'emergenza, ma hanno il merito di porre fine ad anni di pratiche scorrette nel settore.

L'associazione Plastics Recyclers Europe (PRE) sostiene in un comunicato che le restrizioni proposte dalla Cina sulle importazioni di rifiuti di plastica sono una conseguenza di anni di rifiuti malamente raccolti e lavorati in Unione Europea.

L'associazione, che conta 120 membri che lavorano collettivamente per più di tre milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all'anno, ha dichiarato che il sistema statale cinese di gestione delle importazioni di scarti riciclabili (chiamato "National Sword") stava "creando turbolenze". Il sistema, creato con l'evidente intenzione di favorire l'industria del riciclo cinese, ha di fatto trasformato la tigre d'oriente nella discarica del mondo.

Di qui le recenti restrizioni che hanno creato il panico nel mondo dei rifiuti: entro la fine dell'anno sarà imposto un tasso massimo di contaminazione dello 0,3% su tutti i tipi di materiale secondario che entrerà in Cina. Si tratta di contaminazioni insostenibili per molte scorie riciclabili anche di buona qualità.

Il brusco cambio di direzione cinese sta causando un allarme crescente tra i riciclatori britannici (vedi Panico nel mercato internazionale dei rottami). Ray Georgeson, direttore generale della Resource Association, ha recentemente sollecitato i ministri del governo britannico a "prendere il primo aereo per Pechino" per sbrogliare diplomaticamente la matassa del divieto di importazione per alcuni tipi di materiali secondari.

L'associazione PRE chiede invece un approccio di più ampio respiro, ovvero maggiori investimenti in impianti di riciclaggio in Europa (Materials recovery facility - MRF) per creare un sistema di raccolta e riciclaggio armonizzati. Il Presidente Ton Emans ha dichiarato che, a causa della National Sword, per molti anni quantità abnormi di materie plastiche di scarsa qualità sono state inviate in Cina, incuranti di tutte le leggi europee.

"Queste basse qualità sono state esportate come una soluzione a basso costo per rifiuti malamente raccolti e cerniti", ha aggiunto. Lo scarto degli scarti.

Questa pratica sleale, in termini di implicazioni economiche, sociali e ambientali, è al limite dei requisiti legali imposti dalle direttive sui rifiuti. Gli esportatori avrebbero dovuto dimostrare che i rifiuti esportati sono trattati secondo gli standard UE.

"Oggi, a causa delle recenti restrizioni, questa eccedenza non è in grado di essere totalmente assorbita nell'UE, proprio perché è ben lungi dal soddisfare i requisiti di qualità dei riciclatori europei. Questa brusca trasformazione delle condizioni di mercato dimostra l'urgenza necessaria per attuare un vero e sostenibile mercato dei rifiuti in Europa." Occorrono drastici cambiamenti strutturali nel modo in cui il materiale viene raccolto, cernito e riciclato per aumentare la qualità.

"L'industria, i responsabili politici e la società devono ora adottare urgentemente una soluzione comune al tavolo per consentire l'immediata attuazione di un progetto avanzato per il riciclaggio, le raccolte armonizzate e gli investimenti in centri di smistamento altamente efficienti per aumentare la capacità di riciclaggio dell'UE," ha proseguito Emans.

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