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Riciclare anziché riutilizzare le bottiglie di profumo

Profumo

Marionnaud, azienda leader francese di profumi, preferisce riciclare le bottiglie di profumo. Riutilizzare costerebbe troppa fatica.

A partire dal mese di aprile dello scorso anno, i clienti di Marionnaud, azienda leader a livello europeo nel settore della profumeria, nell'ambito di una iniziativa sul riciclaggio insieme a Veolia, hanno restituito circa 300.000 bottiglie di profumo ai 500 negozi distribuiti in tutta la Francia per poterli riciclare. Complessivamente, questo carico ha raggiunto circa 60 tonnellate di vetro e 10 tonnellate di imballaggi in plastica.

Secondo Marionnaud, solo 50% delle persone in Francia attualmente ricicla l'imballaggio dei prodotti di bellezza, mentre solo uno su cinque ricicla gli smalti per le unghie o i prodotti per il make up. Come ha commentato Bernard Harambillet, responsabile delle soluzioni nel ramo dei rifiuti per Veolia in Francia, i prodotti di bellezza sono una risorsa molto importante.

L'aiuto di Veolia nel riciclo delle bottigliette consiste nella trasformazione di queste in nuove materie prime per essere riutilizzate e dar vita così a nuovi prodotti: un sistema di economia circolare che richiede competenze specialistiche e che fa parte della politica di sviluppo sostenibile di Marionnaud.

Secondo un sondaggio effettuato da IFOP (Istituto Francese di sondaggio d'opinione) per Marionnaud nel febbraio del 2016, l'84% dei francesi crede che sia importante nella vendita al dettaglio riuscire a facilitare azioni pubbliche in favore dell'ambiente.
Circa l'80% ha dichiarato di voler andare in un negozio di bellezza che offre questo tipo di servizio, tenendo conto del fatto che in Francia ogni anno vengono vendute 50 milioni di bottiglie di profumo e 440 milioni di prodotti cosmetici.

Operazioni commerciali, comunicati stampa, sondaggi citati più o meno a caso. Il tutto per portare acqua al mulino di Marionnaud che sta cercando di qualificarsi presso i suoi clienti come azienda circolare. Purtroppo non sfugge che gli sforzi fatti verso il riciclo dei contenitori dei prodotti di bellezza sono finalizzati a ben magri risultati, dal punto di vista pratico.

Le confezioni sono elaborate e costose, e recuperare solo la materia prima è poca cosa. Diverso sarebbe il valore energetico-ambientale del riutilizzo di tali confezioni, come si fa in Germania per i vuoti a rendere delle bevande. Ma si tratterebbe di uno sforzo organizzativo troppo grande, per Marionnaud, che evidentemente preferisce pavoneggiarsi per aver recuperato 60 tonnellate di vetro in due anni, più o meno quello che un piccolo riciclatore recupera in mezza giornata.

Riutilizzare significa selezionare, trasportare, lavare confezioni con grande cura. E soprattutto impegnare il proprio marketing a non cambiare packaging per un certo numero di anni. Troppa fatica: finché ci sono boccaloni, meglio la strada facile.

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