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Microplastiche, la voce dell'oceano

La microplastica riempie gli oceani, è tossica e invisibile a occhio nudo. Il suo impatto non deve essere preso alla leggera. Parte la campagna Voice for the Ocean.

L'80% dei rifiuti trovati in mare proviene dalla terraferma, e l'80% dei rifiuti è formato da plastica. Per più di dieci anni, microparticelle (microplastiche) sono state massicciamente trovate in campioni di acqua raccolti dai ricercatori. Preoccupate, numerose ONG ambientaliste, tra cui troviamo Surfrider e l'alleanza Rethink Plastic, hanno deciso di raccogliere questa complessa sfida.

Lo scopo di questa iniziativa, chiamata Voice for the Ocean, è dimostrare l'impatto delle microplastiche sull'ambiente e sulla salute umana, stabilire le loro origini e quantificarle per poi prevenire l'inquinamento che causano. Infine informare tutte le parti interessate sui pericoli che rappresentano.

Alcuni studi dimostrano che tra le prime 3 fonti di micro plastiche primarie, alcune sono insospettate. L'abrasione degli pneumatici sulla strada è una di queste, un'altra è il lavaggio di vestiti in fibre sintetiche che riversano una quantità significativa di microplastiche nell'oceano. Questi flussi scorrono attraverso i canali delle acque reflue per poi proseguire nei fiumi.

Le microplastiche che troviamo nei prodotti di pulizia personale e nei cosmetici seguono lo stesso percorso, visto che non vengono intercettate dagli impianti di trattamento delle acque.

Una grande fonte di microplastica è il deterioramento della macro-plastica, riversata nell'ambiente, come ben sappiamo, in quantità spaventose. Sempre secondo Eunomia, a seguito di un solo evento accidentale, nel fondo dell'oceano si sono perse 230mila tonnellate di palline di plastica, utilizzate per la produzione di oggetti di plastica (vedi figura 2).

Gli studi condotti sull'argomento lo confermano ufficialmente: la plastica è un vero e proprio agente veicolante per molecole chimiche esistenti in acqua o più spesso provenienti da attività umane, come pesticidi o ormoni. Le microplastiche trasportano quindi molecole tossiche che transitano attraverso la catena alimentare. Inoltre, le sostanze contenute in alcuni additivi della plastica (bisfenolo A, ftalati) sono interferenti endocrini e potrebbero, se ingeriti, causare squilibri ormonali nella fauna acquatica e nell'uomo.

Il processo di quantificazione dei rifiuti plastici, onere che le ONG si sono prese in capo a "Voice for the Ocean", è un lavoro estremamente delicato per i ricercatori: molto dispendioso in termini di tempo e geograficamente variabile. Sfortunatamente pochi studi sono condotti sulla contaminazione di microplastiche attraverso i fiumi e gli impianti di trattamento delle acque. Questa è una delle sfide che le associazioni ambientaliste coinvolte stanno tentando di intraprendere.

Nonostante questa difficoltà nel fornire dati sulla reale portata di questo inquinamento, le ONG coinvolte stanno facendo pressione con la Commissione europea nel contesto della Strategia europea sulle materie plastiche, con l'obiettivo di proporre misure di controllo e avviare azioni profonde a livello europeo.

Le soluzioni presentate nel gennaio 2018, all'interno del quadro strategico, non sono ancora soddisfacenti. Occorre intensificare l'azione in ordine a 3 argomenti principali:

- Prevenzione: riducendo la tossicità dei tessuti e delle materie plastiche, vietando la produzione di cosmetici contenenti microsfere di plastica.

- Una migliore gestione del trasporto: per evitare, ad esempio, un inquinamento causato da un contenitore smarrito pieno di pellet di plastica o altri prodotti in plastica.

- Riduzione alla fonte: riducendo gli imballaggi in plastica e migliorandone il riciclaggio (solo il 30% della plastica è attualmente riciclato in Europa)

Un lavoro a lungo termine che potrà vedere la luce del giorno solo grazie al sostegno e alla mobilitazione dei cittadini.

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