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La sesta estinzione di massa

L'umanità è la responsabile della probabile catastrofe che gli scienziati chiamano già la sesta estinzione di massa. Uno studio sui mammiferi di grandi dimensioni evidenzia un grave pericolo per la biodiversità.

Si prevede che le attività umane (inquinamento, deforestazione, sovrappopolazione, bracconaggio, riscaldamento degli oceani e eventi meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici) porteranno così tanti mammiferi all'estinzione nei prossimi cinquant'anni che la natura avrà bisogno tra i 3 e i 7 milioni di anni per ripristinare livelli di biodiversità paragonabili a quelli di prima che gli esseri umani moderni si evolvessero, secondo una nuova allarmante analisi pubblicata lunedì scorso negli Atti della National Academy of Sciences.

Gli autori dello studio, che provengono dall'università di Aarhus in Danimarca e dall'università di Göteborg in Svezia, stanno sollecitando drastici sforzi di conservazione.

"È molto più facile salvare la biodiversità ora che ri-evolverla in seguito," ha detto in una nota l'autore principale Matt Davis dell'Università di Aarhus.

Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato un ampio database di mammiferi che include specie esistenti e specie che vivevano nel recente passato ma che si sono estinte dopo l'ascesa dell'Homo sapiens. Hanno determinato che nei 130.000 anni che gli umani hanno vagato per il pianeta, abbiamo cancellato 2,5 miliardi di anni di sviluppo evolutivo portando 300 milioni di diverse specie di mammiferi all'estinzione.

Quando alcune specie muoiono, anche gran parte della "diversità filogenetica" scompare. In altre parole, sostiene Davis, la perdita di alcune specie di toporagno non è devastante quanto la perdita di elefanti. Perdere elefanti è come "tagliare un grosso ramo dall'albero della vita ... mentre perdere una specie di toporagno sarebbe come tagliare un piccolo ramoscello."

Davis sottolinea nel comunicato stampa: "I grandi mammiferi, megafauna, come i bradipi giganti e le tigri dai denti a sciabola, che si estinsero circa 10.000 anni fa, erano altamente evolutivamente distinti e poiché avevano pochi parenti stretti, le loro estinzioni significarono che interi rami dell'albero evolutivo della Terra furono tagliati via.

"Ci sono centinaia di specie di toporagno," continua Davis, "quindi possono sopravvivere a poche estinzioni. Invece c'erano solo quattro specie di tigri dai denti a sciabola, e tutte estinsero."

Proprio alcuni grandi animali, tra i più iconici della megafauna di oggi, stanno affrontando crescenti tassi di estinzione, avverte il comunicato stampa. I rinoceronti neri sono ad alto rischio di estinzione entro i prossimi 50 anni. Gli elefanti asiatici hanno meno del 33% di possibilità di durare oltre questo secolo.

"Vivevamo in un mondo di giganti: castori giganti, armadilli giganti, cervi giganti, ecc., Ora viviamo in un mondo che sta diventando sempre più impoverito di grandi specie di mammiferi selvatici. I pochi giganti rimasti, come rinoceronti ed elefanti , rischiano di essere spazzati via molto rapidamente," ha dichiarato Jens-Christian Svenning dell'Università di Aarhus nel comunicato stampa.

Salvare animali con lunghe storie evolutive, come il rinoceronte nero, il panda rosso e l'indri indri, dovrebbe essere un obiettivo prioritario per l'umanità.

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