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Cattura & stoccaggio della CO₂ in Cina

Uno studio prospetta un ruolo chiave per la cattura e lo stoccaggio della CO₂ in Cina. Perplessità per il metodo e le conclusioni.

Soddisfare l'obiettivo finale dell'Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici: mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi Celsius, se non addirittura sotto il ben più ambizioso muro degli 1,5 °C, sarà impossibile senza l'azione fortissima da parte del più grande emettitore di gas serra del mondo, la Cina.

A tal fine, nel 2017 la Cina ha iniziato a sviluppare un sistema di scambio di emissioni (emissions trading scheme, ETS), un mercato nazionale di anidride carbonica progettato per massimizzare la riduzione di questo gas al minor costo possibile. L'impegno della Cina è quello di ridurre l'intensità di CO₂ del prodotto interno lordo (emissioni prodotte per unità di attività economica) del 60-65% nel 2030 rispetto al 2005 e di raggiungere il picco di emissioni di CO₂ intorno al 2030.

Quando verrà lanciato, il mercato del carbonio in Cina colpirà inizialmente il settore dell'energia elettrica (che attualmente produce più di 3 miliardi di tonnellate di CO₂) e probabilmente fisserà obiettivi di intensità delle emissioni di CO₂ (ad esempio, grammi di CO₂ per chilowattora). Ma per aiutare il mondo a raggiungere gli obiettivi a lungo termine di Parigi 2°C e 1.5°C, la Cina dovrà continuamente ridurre questi obiettivi nel corso del secolo.

In un nuovo studio sulla generazione di energia elettrica a lungo termine della Cina scopriamo che, nei progetti della nazione che fino al 2065, le fonti energetiche rinnovabili probabilmente si espanderanno per raggiungere gli obiettivi; successivamente, la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS) potrebbero essere implementati per soddisfare gli obiettivi più rigorosi nella seconda fase del progetto. Guidato dai ricercatori del programma congiunto del MIT sulla scienza e la politica del cambiamento globale, lo studio è stato pubblicato nella rivista Energy Economics.

"Questa ricerca fornisce informazioni sul livello dei prezzi del carbonio e sul mix di tecnologie di generazione necessarie alla Cina per raggiungere diversi obiettivi di intensità di CO₂ per il settore dell'energia elettrica", afferma Jennifer Morris, autrice principale dello studio e ricercatrice al MIT Joint Program. "Scopriamo che il CCS (Carbon Capture&Storage) ha il potenziale per svolgere un ruolo importante nella seconda metà del secolo, come parte di un portafoglio che include anche fonti rinnovabili."

Tra le tecnologie incluse nel modello ci sono gas naturale, nucleare, eolico, solare, carbone con il CCS e gas naturale con CCS. Supponendo che i prezzi di produzione di energia siano gli stessi in tutto il paese per qualsiasi tecnologia, i ricercatori identificano diversi percorsi ETS in cui il CCS potrebbe svolgere un ruolo chiave nel ridurre l'intensità delle emissioni del settore energetico cinese, in particolare per obiettivi coerenti con il raggiungimento dei goal di Parigi entro il 2100.

Sono in molti a storcere il naso di fronte a questa ricerca. I meccanismi di CCS e di commercio delle emissioni (Cap and Trade) sono in vigore da decenni, ma non hanno creato nessuna sostanziale riduzione delle emissioni. Pronosticare un loro ruolo chiave nella seconda metà del secolo, implicando anche un superamento delle energie rinnovabili in funzione dell'accordo di Parigi appare addirittura delirante.

Quando si parla di mix energetico al posto di spinta decisa verso le rinnovabili, e soprattutto quando si considerano i costi di produzione di energia in modo statico, si possono generare strategie sballate, o quanto meno discutibili, come quella suggerita dallo studio.

In realtà il costo delle energie rinnovabili è in continua discesa (vedi La fine del carbone) e, già ora, tecnologie superate, come il carbone, non sono più competitive, anche al netto delle costose appendici CCS, di cui si parla come se venissero via gratis et amor dei.

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