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Super Bowl e rinnovabili

Le energie rinnovabili guadagnano la cresta dell'onda comunicativa, ma solo in virtù di spot ed eventi sportivi milionari.

Le energie rinnovabili guadagnano finalmente una ribalta mondiale. Non sono state le COP sul cambiamento climatico (vedi COP24: una delusione), con contorno di adolescenti con treccine ad accusare i grandi del pianeta, né tantomeno gli ammonimenti ultimativi dell'IPCC (vedi Fermiamo il riscaldamento, o saranno guai), a conquistare l'informazione mainstream e i social, ma uno spot pubblicitario di una birra, trasmesso nell'americanata per eccellenza, ovvero la finale del massimo torneo USA di american football, alias Super Bowl.

Cosa è successo? Nella notte tra domenica e lunedì scorsi, all'interno del Super Bowl, è stato presentato lo spot pubblicitario della birra Budweiser, che riproduciamo qui sotto, intitolato "Wind Never Felt Better" (il vento non è mai stato meglio).

I temi della giustizia ecologica e sociale erano evidenti anche nelle precedenti pubblicità della Budweiser, la birra più venduta negli USA, ma con lo spot di domenica, la supertpotenza del beverage da quattro soldi ha delineato definitivamente la sua strategia di comunicazione, rivolgendosi ora alle persone eco-sensibili che stanno spingendo gli Stati Uniti ad abbandonare i combustibili fossili.



Lo spot è piuttosto semplice. Per la maggior parte dei 61 secondi, si concentra su Alice, un bel dalmata con le orecchie e le labbra che sbattono mentre su un carro si fa trainare tirato da altrettanto splendidi cavalli (per gli amanti del genere, dei Clydesdale). A parte l'incongruenza della velocità, che non può provocare tutti quegli sbattimenti di orecchie, sembra una scena di altri tempi: strade polverose e campi di grano sembrano appartenere a epoche lontane da industrie e inquinamento.

Poi, improvvisamente, il segno dei tempi: colline punteggiate da turbine eoliche, quasi a giustificare la musica ("Blowin 'in the Wind" di Bob Dylan), rafforzando il tema e lo slogan "Now Brewed with Wind Power" (oggi [la Bud] è fatta con energia eolica).

Secondo i dati di ascolto, l'annuncio Budweiser, con il suo esplicito impegno per le energie rinnovabili, è stato lo spot più visto dell'anno, dati confermati da YouTube, dove ha avuto 19 milioni di visualizzazioni (dato in continua crescita). Questo risultato non è una novità per Anheuser-Busch, l'azienda proprietaria del marchio Budweiser, abituata ad avere un'alta visibilità con i suoi spot.

Con buona pace della democrazia dal basso, dell'orizzontalità della rete, l'opinione pubblica si scuote non con iniziative di massa twittate o facebookkate, ma con spot pubblicitari mainstream, realizzati e veicolati dall'industria a suon di (tanti) milioni di dollari. E in tutto questo, i social non fanno altro che battere a martello il messaggio delle multinazionali.

C'è addirittura chi ha cercato di approfittare del tam tam pubblicitario di Budweiser per veicolare un messaggio contrario. La Kentucky Coal Association ha attaccato l'annuncio Budweiser. L'iniziativa è rimbalzata sul sito ClimateDepot.com, un progetto di un gruppo sostenuto dal carbone chiamato "Comitato per il futuro costruttivo".

L'American Energy Alliance ha descritto la dichiarazione di Budweiser come "a joke", una "barzelletta". L'American Energy Alliance è il braccio operativo dell'industria dei combustibili fossili. L'attacco è stato velocemente condiviso da Kevon Martis, un attivista anti-vento con legami con l'Institute for Energy Research e altri gruppi finanziati dall'industria fossile.

Martis ha pubblicato un video su Facebook in cui ha contestato l'annuncio Budweiser vuotando una lattina di birra dell'azienda sul terreno. Nel video, Martis afferma che ha assistito alla "distruzione sociale" causata dai parchi eolici nel Midwest. Sono molti i tizi bizzarri alla Martis che viaggiano per gli USA con presentazioni powerpoint che affermano che il rumore delle turbine eoliche ha un impatto negativo sulla salute umana.

Ma anche in questo caso la fake-news non è originata da qualche 'leone da tastiera' come Napalm51, bensì trae fondamento da un sistema di comunicazione finanziato dall'industria del carbone e del fracking USA.

Internet e le nuove tecnologie si guardano bene dall'essere veicolo di notizie indipendenti. Oggi, senza i milioni, non si riesce a conquistare l'attenzione di nessuno.

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