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Amazon mobbizza gli attivisti per il clima

I dipendenti di Amazon che hanno parlato dei cambiamenti climatici potrebbero essere licenziati.

Almeno due dipendenti di Amazon che hanno chiesto all'azienda di intraprendere un'azione più incisiva sui cambiamenti climatici hanno ricevuto dai loro datori di lavoro l'avviso di possibile licenziamento per aver parlato con la stampa. I lavoratori fanno parte del gruppo Amazon Employees for Climate Justice, che ha pubblicato una lettera lo scorso aprile in cui invitava il gigante dell'e-commerce ad adottare un piano aziendale per affrontare il cambiamento climatico. La lettera è stata firmata da oltre 8.700 dipendenti.

Il Washington Post ha riferito il 2 gennaio che almeno due dipendenti che hanno commentato sui media criticando l'impatto ambientale di Amazon in ottobre, sono stati accusati di aver violato la politica di comunicazione dell'azienda. Una di questi dipendenti, Maren Costa, era attiva in azienda per la giustizia climatica e aveva già parlato con i media.

Gli animi si sono surriscaldati a settembre, quando gli attivisti climatici dipendenti Amazon hanno organizzato uno sciopero per fare pressione su Amazon per abbassare le emissioni di gas serra entro il 2030, tra le altre richieste. Il giorno prima dello sciopero, Amazon aveva annunciato un "impegno sul clima" per raggiungere emissioni di carbonio nette pari a zero entro il 2040. Tuttavia, la società era esplicitamente in disaccordo con un'altra richiesta avanzata da dipendenti: che Amazon Web Services chiudesse i contratti stipulati con società di estrazione di combustibili fossili.

"Lavoreremo molto duramente per assicurarci che, durante la transizione, le compagnie estrattive abbiano i migliori strumenti possibili", aveva dichiarato il padrone Jeff Bezos in persona (tanto per chiarire l'importanza della questione per l'azienda). "Chiedere, con strumenti sbagliati, alle compagnie petrolifere ed energetiche di attuare la transizione verso le zero-emissioni-nette non è una buona idea".

Costa ha commentato sul Washington Post in ottobre, dicendo al quotidiano che "la posizione di Amazon si basa su premesse errate e distoglie l'attenzione dal fatto che Amazon vuole trarre profitto da aziende che stanno contribuendo direttamente alla catastrofe climatica."

Poco dopo essere stata citata dal Post, Costa è stata convocata in un incontro con le risorse umane. In seguito ha ricevuto una lettera e un'e-mail da un avvocato nel gruppo di relazioni con i dipendenti dell'azienda che avvertiva che la violazione della politica delle comunicazioni potrebbe comportare la perdita del suo lavoro.

"È stato spaventoso essere convocata in una riunione del genere e quindi ricevere un'e-mail di follow-up in cui si diceva che se avessi continuato a parlare, avrei potuto essere licenziata," ha detto Costa al Post in una e-mail. "Ma ho parlato perché sono terrorizzata dal danno che la crisi climatica sta già causando e temo per il futuro dei miei figli", ha detto.

Fonti Amazon sostengono che è normale politica aziendale per i dipendenti ricevere una notifica dal team delle risorse umane se viene a conoscenza di una violazione della comunicazione aziendale.

Costa ha replicato: "Ora è il momento in cui le politiche di comunicazione ci permettano di parlare onestamente del ruolo della nostra azienda nella crisi climatica. Non è il momento di sparare ai messaggeri. Non è il momento di mettere a tacere coloro che parlano."

Lavoratori di Google e Microsoft che avevano fatto richieste simili a quelle dei loro colleghi di Amazon, erano stati già licenziati a settembre.

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