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Traffico dei rifiuti in Italia, un Paese votato al riciclo

Trasporto rifiuti

Il trasporto internazionale dei rifiuti significa inefficienza, ma oggi è l'unica soluzione a mali antichi.

l mercato dei rifiuti è un bel problema da decodificare: i flussi economici ci aiutano pochissimo a capire, vista la grande eterogeneità del valore e il fatto che spessissimo consegnare la merce significa pagare e acquisirla significa incassare.

Logico che le cifre in denaro abbiano un significato molto scarso. Spesso poi, il confine tra importazione trasparente e illecita è molto blando, per cui assistiamo a paesi che teoricamente aumentano la propria ricchezza, mentre in pratica accumulano pattume e veleno senza molte contropartite come succede in Africa e in Asia con i rifiuti elettronici.

Per quanto riguarda i rifiuti urbani, il problema ha due facce. Da un lato ci sono i grandi inceneritori che, nel periodo in cui erano tecnologicamente di moda, hanno riempito il nord Europa, ben al di sopra dell'offerta di rifiuti che nel frattempo si stava evolvendo verso il riciclo e la raccolta differenziata.

Dall'altro lato, le città del sud Europa, soprattutto le metropoli, non sono tuttora riuscite a organizzare una razionale raccolta di rifiuti, per cui nasce un flusso enorme di materiale che dal sud viaggia verso nord. Tenendo presente che dall'incenerimento dei rifiuti si ottiene energia termica ed elettrica, per gli importatori vi è un doppio vantaggio economico, se escludiamo i rischi per la salute degli abitanti delle zone limitrofe.

Per comprendere l'importanza di questo settore sul PIL di un Paese, basta prendere in considerazione la sola città di Palermo, che esporta rifiuti per 800 milioni l'anno.

Al di là dei rifiuti urbani, l'Italia esporta molti rifiuti industriali. Non è la sola, visto che il traffico dei rifiuti intra-europeo è molto sviluppato, anche verso altri continenti. Questo è un problema legato alla mancanza di impianti per il trattamento dei rifiuti più pericolosi, la quale ha due cause: la relativa arretratezza tecnologica di una classe imprenditoriale troppo poco incline agli investimenti, e le enormi difficoltà per ottenere concessioni e autorizzazioni in un Paese soffocato dalla burocrazia.

Al tempo stesso, e non è una contraddizione, il nostro Paese importa molti scarti, soprattutto quelli non pericolosi da avviare a riciclo. Segno questo di una grande attenzione della stessa classe imprenditoriale per i processi di riciclo, spina dorsale di un'economia storicamente priva di materie prime.

Se si vuole far decollare l'economia circolare in un Paese fortemente predisposto come l'Italia, occorre facilitare la diffusione sul territorio di impianti di trattamento e conversione dei rifiuti, piccoli, efficienti e ben dislocati. Questo consentirebbe un risparmio in termini di inquinamento, riducendo il trasporto, le discariche, e favorendo il controllo del territorio contro l'illegalità e la criminalità organizzata.

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