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Contro l'ideologia del Black Friday

Black friday

Due parole sull'ennesimo evento importato dagli Stati Uniti, utile alle solite multinazionali del consumismo, ma allo stesso tempo un buco nero per l'ecosistema.

Da tempo il Natale è anche da noi il tripudio dell'economia consumistica e sprecona, un tunnel nero per l'ambiente e l'intero ecosistema, grazie allo scimmiottamento dei cugini USA, ma allo stesso tempo. Ma solo recentemente ci stiamo adeguando a iniziare l'ondata di acquisti l'ultimo venerdì di Novembre, il cosiddetto Black Friday, il giorno successivo al Giorno del ringraziamento, che per noi non significa niente.

Solo negli USA, durante il periodo Black Friday/Natale, si effettua il 70% degli acquisti di beni di consumo dell'anno, realizzando quel picco di imballaggi (carta, cartone, plastica e polistirolo) che impatta l'intera filiera dello smaltimento dei rifiuti.

Le statistiche elaborate da Eurostat a marzo, hanno evidenziato come solo nel 2014 ogni abitante dell'Unione Europea abbia prodotto circa 163 kg di rifiuti da imballaggi. Il picco più alto è stato in Germania, con 220 kg ad abitante, evidenziando come la quantità di questi rifiuti sia direttamente proporzionale alla ricchezza dei cittadini.

La plastica, in particolare, è uno dei materiali non rinnovabili più utilizzati per il packaging, e ben sappiamo che, composta da polimeri resistenti, si accumula nelle discariche e negli oceani (vedi Plastica: immondizia o risorsa?)

L'Italia, che solitamente occupa il fondo di tutte le classifiche internazionali, questa volta è al vertice in Europa nell'ambito del riciclo degli imballaggi, seconda dopo la Germania e davanti all'Irlanda, con circa 128 kg di imballaggi riciclati su 196 prodotti per abitante.

Anche lo shopping online, sistema comodo, economico e molto utilizzato, non è molto amico dell'ambiente, lo abbiamo discusso in "Un mondo di cartone". Un bene già in sè impacchettato, viene inserito in un'altra scatola, imbottita di millebolle di plastica o polistirolo, per essere spedite al cliente finale, creando così l'effetto matrioska.

Modificare le abitudini di acquisto dei consumatori e il trend delle aziende commerciali appare arduo, se non quasi impossibile. Una possibile soluzione sarebbe quella di inserire maggiori obblighi e incentivi sugli imballaggi biodegradabili e di origine vegetale, come schiume espanse generate non dal petrolio, ma da scarti vegetali, il cui costo al momento è nettamente più alto rispetto a quello dei prodotti analoghi derivati dal petrolio.

In occasione del Black Friday, a protestare contro il consumismo, gli attivisti di Greenpeace sono scesi in piazza all'interno di EUROMA2, uno dei centri commerciali più grandi di Roma: la spedizione ha avuto lo scopo di dimostrare come la terra sia soffocata dalla spreco di oggetti di uso quotidiano, derivato proprio dall'usa e getta, e conclusa con lo striscione "Il consumismo soffoca il Pianeta."

A questo proposito proprio Greenpeace, ha presentato la "MAKE SMTHNG Week", eventi pubblici che hanno lo scopo di fornire alternative creative al consumismo. Durante il progetto, dal 2 al 10 dicembre, in tutto il mondo verranno organizzati circa 100 eventi, a Pechino, Berlino, Hong Kong, Nairobi, Londra, Madrid, San Sebastian, Mosca, Atene, Taipei, Buenos Aires, Roma e Milano, in cui appassionati creativi condivideranno il loro modo di riciclare, riparare e riutilizzare oggetti che siamo soliti cestinare.

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