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La macchina domestica che trasforma la plastica in petrolio

Macchina di Ito

Un apparecchio semplice, economico ed efficace per produrre petrolio greggio nelle cantine degli appassionati di fai-da-te. Speranze e preoccupazioni di fronte a un'applicazione potenzialmente dirompente.

La plastica è sicuramente uno dei problemi ambientali più evidenti della nostra era. Globalmente usiamo 100 milioni di tonnellate di plastica ogni anno, dei quali una quota spaventosa finisce nei nostri oceani. Come abbiamo letto in La zuppa di plastica, il pericolo maggiore è la micronizzazzione della plastica, che viene mangiata dagli animali marini compromettendone la salute.

Le soluzioni salvifiche a questo problema non mancano, e una di queste propone il ritorno della materia allo stato originario, che è quello liquido del petrolio greggio. Ne abbiamo parlato in Combustibile liquido dalla plastica, alla fine del quale in cui si ricordava che il maggior problema della plastica sta nella sua dispersione, per cui, prima di capire "cosa farne", sarebbe necessario pensare a "come raccoglierla".

Le soluzioni che promettono meglio sono quelle distribuite, quelle che non richiedono faraonici investimenti e che possono trasformare ciascuno di noi in una micro-azienda di raccolta. Ci è piaciuto per esempio l'approccio di Riciclare plastica fai-da-te, che propone impianti di riciclo domestici.

Per lo stesso motivo è interessante l'invenzione di Akinori Ito, che si propone di portare nei nostri garage una macchina che produce combustibile liquido da plastica. Il tutto per circa 10.000 $ USA, al cambio 9500 € circa. Il prodotto liquido risultante può essere utilizzato per alimentare cogeneratori e alcune stufe. Può essere utilizzato anche per produrre benzina.



Un chilogrammo di plastica può produrre circa un litro di combustibile. Il processo di conversione richiede circa 1 kWh di energia elettrica, che costa, per l'utenza residenziale, tra i 20 e i 30 centesimi. Dal punto di vista energetico, la resa di un litro di carburante è superiore ai 10 kwh, per cui si può dire che ne vale la pena, posto che la plastica sia gratis.

La macchina si basa sulla pirolisi, ovvero la trasformazione a temperature elevate di molecole complesse in molecole più semplici. È in grado di elaborare diversi tipi di materie plastiche come il polietilene, polistirene e polipropilene. Tuttavia, pare non sia in grado di trasformare le bottiglie in PET.

Il processo inizia con il riscaldamento della plastica, che viene poi trasferita nel forno pressurizzato privo di ossigeno. Si scalda a 427°C per convertire la plastica in un liquido. La macchina quindi trasforma il liquido in un gas, che viene catturato e raffreddato. Il gas condensato assomiglia al petrolio greggio.

Il video qui sotto mostra Ito che parla del funzionamento della macchina.


Il liquido ottenuto è una miscela di benzina, gasolio, kerosene e olio pesante. La macchina non produce sostanze tossiche se alimentata con materiali adeguati come polietilene, polistirene e polipropilene. Inoltre, la macchina produce una piccola quantità di carbone inerte che può essere smaltito con i rifiuti domestici.

Secondo quanto dichiarato da Ito, la macchina è attualmente in commercio presso la Blest Corporation, anche se non ci sono sul sito riferimenti a un e-commerce, ma solo le descrizioni degli oggetti messi in vendita. Suggeriamo agli interessati di usare il modulo contatti del sito di Blest. Ito spera di abbassare i prezzi con l'aumentare della scala di produzione.

La portata rivoluzionaria della macchinetta, inutile ribadirlo, è il suo uso domestico, che potrebbe spingere milioni di utenti a diventare micro-produttori di combustibile liquido, efficientando il sistema a livello globale più di qualunque altro processo industriale.

Un argomento delicato, visto il trattamento fiscale che hanno in Italia i combustibili, principale fonte di prelievo dello stato italiano, ma soprattutto per l'utilizzo domestico di questi combustibili, col loro carico di inquinamento.

Come al solito, assisteremo probabilmente alla diffusione capillare di un fenomeno senza lo sviluppo contemporaneo di un sistema di controlli efficace.

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