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Smog, un problema cino-padano

smog Pechino

Un video mostra l'arrivo della coltre di smog a Pechino. Una situazione che i padani conoscono bene. Problemi di industrializzazione, traffico, riscaldamento e geografia, ma anche di cultura. Niente che non si possa risolvere, basta volerlo.

All'inizio di questa settimana, uno spesso strato di smog ha avvolto la capitale della Cina, trasformando i grattacieli in ombre e l'aria in una nebbia di colore giallo. Il video qui sotto mostra l'arrivo dello smog simile a una tempesta di sabbia in un deserto, riempiendo le strade di Pechino.

Ovviamente non si tratta di un fenomeno solo visivo: lo smog ha infatti rovinato la qualità dell'aria a Pechino e in 24 altre città cinesi questa settimana, portando le autorità a dichiarare l'allarme rosso nazionale.

Questa non è la prima volta che lo smog ha coperto la Cina. Negli ultimi anni, la cattiva qualità dell'aria a Pechino ha spesso imposto la chiusura delle scuole e gettato gli agricoltori nel panico per la mancanza di luce solare. Le maschere di protezione sono diventate l'emblema della vita urbana cinese.

Ma quali sono le cause dello smog a Pechino? Sicuramente c'entrano le industrie e il traffico, ma tutto tende ad accadere più spesso in inverno, quando il crollo delle temperature causa l'aumento di domanda di energia per il calore. Il calore può provenire da molte fonti, ma è la combustione del carbone a causare il maggior numero di morti di inquinamento atmosferico in Cina: causando 366.000 morti premature nel 2013.

In inverno esplode il consumo di elettricità, dovuto alle resistenze elettriche, e la maggior parte dell'energia utilizzata per alimentarle proviene da centrali elettriche a carbone che producono minuscole particelle di polvere, le cosiddette PM10.

Queste particelle sono ciò che trasforma l'aria pulita in smog. Riducono la visibilità, acidificano le piogge, che possono danneggiare la vegetazione, scoloriscono edifici, ma la preoccupazione primaria relativa al particolato è rappresentata dai danni al corpo umano.

Possono infatti danneggiare i polmoni, aggravare l'asma, e anche causare attacchi di cuore. L'inalazione di particolato può anche rivelarsi fatale per le persone che hanno problemi cardiaci o polmonari già in atto.

I guai sono aggravati dalla conformazione geografica: Pechino è circondata da montagne che schermano gli abitanti dai salutari venti che potrebbero disperdere le particelle. Il governo può fare ben poco, ultimamente ha adottato misure contro il traffico da automobili. Ultimamente è stato dichiarato alle agenzie di stampa che un corpo speciale di poliziotti ambientali vigilerà sui comportamenti scorretti dei cittadini. Ma si tratta di misure temporanee o mediatiche.

Ora si parla di stanziare 340 miliardi di euro in progetti di energia rinnovabile, ma si tratta di misure con risultati spostati molto nel futuro. La Cina è ancora di gran lunga il più grande consumatore al mondo di carbone, e prevede di continuare a utilizzare la fuligginosa fonte energetica ancora a lungo.

Industrie, nebbia, traffico veicolare, riscaldamento che impazzano in una conca naturalmente priva di vento. Carbone a parte, sembra di parlare della pianura padana. Infatti, prima della ventosa gelata della Befana, anche nel nord Italia si sono raggiunti preoccupanti livelli di inquinamento, ancora non paragonabili a quelli cinesi, ma molto al di sopra degli standard europei.

Un altra differenza è la risposta delle autorità, che in Italia è stata praticamente inesistente. I sindaci locali, ben consci dell'impopolarità di blocchi al traffico e restrizioni al riscaldamento, si sono ben guardati dall'intervenire, e nemmeno sul fronte delle azioni di lungo periodo c'è molto da sperare.

Eppure c'è qualche motivo di ottimismo. Anche Los Angeles si trova anche in una depressione geografica, chiusa da colline e dal mare e ha dovuto affrontare il grave problema dello smog. Ma norme rigorose messe in atto nel corso degli ultimi decenni hanno contribuito a ridurre la quantità di smog.

Oggi l'aria da quelle parti è decisamente respirabile, alla faccia dei fatalisti governanti di qui.

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