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Ripensare alla moda

Piccola guida all'abbigliamento per ambientalisti.

La moda veloce è da un po' cdi tempo oggetto di discussione nei circoli ambientalisti, anche se al di fuori di queste comunità viene raramente affrontata come un problema ecologico. Non è esattamente il tipico tema ambientalista: non si vede mai una tartaruga soffocata da un reggiseno o pennacchi di fumo che escono da una fabbrica di leggins. Anzi, spesso gruppi industriali particolarmente inquinatori e poco interessati ai diritti umani, come Benetton, usano fotografie socio-ambientaliste a opera di mistificatori della realtà come Oliviero Toscani.

Lo spreco generato dalla produzione di indumenti, specialmente con nuovi materiali sintetici che oggi sono la norma, è sbalorditivo. L'acqua e l'energia necessarie per produrre tutti questi tessuti e capi di abbigliamento finale è immensa. L'impatto della moda veloce è causato dai volumi esorbitanti di produzione del settore. Questa scala esagerata di operazioni è ciò che lo rende così problematico.

I rifiuti di abbigliamento che seguono la fine di una moda possono essere misurati in vere e proprie montagne. L'americano medio butta via circa 40 kg di vestiti ogni anno. Solo negli USA, sono circa 58 milioni di tonnellate di tessuti e vestiti destinati alle discariche ogni anno.

Marchi mondiali come Forever 21, Zara e H&M vomitano migliaia di stili ogni stagione, e sarebbe irragionevole pensare che riescano a vendere ogni volta tutto il loro inventario, né che, una volta acquistati, quella robaccia si trasformi in vestiti amati e duraturi negli armadi dei proprietari.

La moda veloce, purtroppo, è pensata solo per sostenere la fame compulsiva dei consumatori amanti della moda. L'industria stessa collasserebbe se vendesse indumenti duraturi.

Grazie ai social media riescono a condizionare il comportamento di milioni di follower, perfezionando il consumo di abbigliamento online basato sulla tendenza del momento. I seguaci li adorano perché ti permettono di ottenere l'abito di Kim Kardashian per meno di 30 dollari e in meno di un giorno dopo averlo visto indossato.

I cartellini dei prezzi sono così economici solo perché il costo ambientale viene esternalizzato dal processo di produzione. Il consumatore non riceve informazioni complete: assieme al top o alla gonna arriva loro a casa anche un po' di fiumi inquinati e di discariche intasate.

Il vero costo è nascosto, quindi i consumatori non hanno altra scelta se non partecipare a quello che è un ciclo in ultima analisi distruttivo (anche se carino da moooorire), a meno che non si facciano violenza per uscire da questo diabolico meccanismo.

Moda veloce significa anche guardaroba veloci, in continua evoluzione e cambiamento. I vestiti vecchi vengono scartati il ​​più rapidamente possibile. Questo non è un comportamento egoista o consumistico. Anche il pezzo più adorato si gualcisce se non è prodotto correttamente. I consumatori spesso non hanno altra scelta che comprare nuovo, perché la riparazione è impossibile o più costosa del capo nuovo. Inevitabile che, dovendo passare dal tavolo da disegno ai negozi in meno di una settimana (che è ciò di cui molti marchi si vantano!), il capo stesso probabilmente non sarà così ben fatto e non ci si può aspettare che duri.

Questo elevato turn over è ovviamente una manna per l'industria. La moda veloce non vuole che i suoi prodotti siano investimenti per tutta una vita, quindi fanno in modo che non lo siano. L'aspettativa di vita di un vestito è solo il tempo necessario per scattare una foto e postare, tutto ciò che va oltre questo è considerato un chilometraggio extra. Questa è l'interazione tra Internet e l'industria: il consumo costante dei media richiede una costante fonte di nuovi abiti, nuovi look e nuove tendenze.

Quali passi possono essere presi attivamente per combattere, in modo personale, il problema della moda veloce? In primo luogo, riutilizzare.

Usate tutti i capi che avete tutte le volte che potete. Siate creativi. Sopprimete e ribellatevi all'idea che chi vi vede con lo stesso vestito si fa una brutta idea di voi. Non c'è davvero bisogno di comprare un vestito nuovo o un vestito 'speciale' per quella grande serata, non quando si ha un'immaginazione funzionante.

In secondo luogo, selezionate il produttore. Una rapida ricerca su Internet può far luce sui processi di produzione del marchio più popolare. Un giretto su abiti puliti, per esempio, non può far male. Questo è particolarmente importante se vi interessa il modo in cui i capi sono prodotti e acquistati e se sono etici. Lo shopping locale è in genere la mossa più intelligente, dal momento che ci sono meno spese di spedizione e di viaggio prima che il capo arrivi a voi. Acquistate capi in cui vi immaginate per almeno alcuni anni.

Terzo, guardate i materiali. Tutti i tessuti si logorano con il lavaggio, il che significa che pezzi del materiale stesso vanno giù nello scarico con la vostra acqua di lavaggio. I tessuti naturali sono fibre naturali, biodegradabili e non tossiche. I materiali sintetici portano a microplastiche, che sono un problema crescente nel nostro ecosistema marino. Scegliete i tessuti che invecchieranno bene e rimarranno a lungo.

Rendetevi conto che il potere d'acquisto è il vostro maggiore potere. La moda è una delle forme più intime di autoespressione, quindi non avrebbe senso se il vostro armadio non riflettesse il vostro attivismo ambientalista. Scegliendo di dire no a un commercio di abbigliamento insostenibile e scegliendo di essere più attenti a quali prodotti si acquistano, quali marchi si frequentano e come esattamente si vuole consumare la moda, è possibile mettere fine alla tendenza della moda veloce.

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