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I supermercati salveranno i mari dalla plastica?

Ekoplaza

Per ovviare al problema della plastica occorre sconfiggere una volta per tutte la logica dell'usa-e-getta, non semplicemente cambiare supermercato.

Il problema dell'inquinamento da plastica, ormai arrivato a soglie critiche, soprattutto per gli oceani, è piuttosto sentito dall'opinione pubblica. La necessità di ridurre l'utilizzo di questo materiale, nasce dal fatto che ogni anno nel mondo si producono 300 milioni di tonnellate di plastica, di cui almeno 8 finiscono nei mari: se le cose non cambiano ci ritroveremo con un rapporto di plastica-pesci di 1 a 1 entro il 2050.

Secondo l'Independent, un sondaggio effettuato dal sito ChannelMum.com avrebbe rilevato che il 93% delle famiglie sarebbe disposto a utilizzare meno articoli in plastica, ma solo il 17% avrebbe dichiarato di essere in grado di permettersi alternative più costose. Chiariamo che non si tratta di un sondaggio serio: il campione è stato raccolto da un sito di mamme preoccupate per la salute dei propri bambini, e quindi dell'ambiente.

Gli intervistati si sono detti favorevoli alla cosiddetta "spesa da nonna", ovvero l'acquisto di frutta e verdura sfusa, e al detersivo in scatola di cartone invece delle capsule pre-confezionate.

Il sondaggio ovviamente riguardava le intenzioni, mentre la realtà è ben più amara: le salviette usa-e-getta in fibra di plastica, sono acquistate dall'86% del campione, i giocattoli di plastica dall'83%, i pannolini usa-e-getta con mutandine di plastica dal 76%.

In sintesi, sta crescendo la sensibilità dei cittadini sull'uso della plastica, ma sta anche crescendo l'uso di plastica. La metà del campione apprezzerebbe un corridoio "privo di plastica" nel loro supermercato locale, ma solo il 16% vorrebbe vivere senza plastica (se potesse).

I 42% sta già insegnando ai propri figli a usare meno plastica, e un bel 90% chiederebbe alle aziende e ai rivenditori di tagliare l'uso di plastica nei loro prodotti. Per agire in questo modo, lo studio ha mostrato che la maggior parte dei genitori sta già drasticamente riducendo il proprio uso di plastica.

Il metodo più diffuso per le famiglie di abbandonare l'uso della plastica è usare bottiglie d'acqua riutilizzabili (60%). Tre su cinque hanno dichiarato di aver aumentato l'uso di borse di stoffa.

Un 24% ha dichiarato di aver tagliato i prodotti gastronomici in vassoi di plastica, mentre il 22% ha provato prodotti per la pulizia e l'igiene che possono essere ricaricati.

Gli intervistati hanno dichiarato che la loro più grande paura è il danno agli oceani, con l'87% preoccupato per l'impatto della plastica sulla fauna selvatica, l'80% teme che il pianeta inquinato sia pericoloso per i propri figli.

In passato, le famiglie sono riuscite a vivere senza la plastica, questo sembrano voler dire gli intervistati, e secondo loro copiando lo stile di shopping della nonna, le famiglie moderne possono ridurre anche l'uso di plastica, il tutto senza costi extra.

Questo disagio popolare diffuso sta dietro all'apertura della prima corsia di supermercato "plastic free" appena avvenuta ad Amsterdam. Ekoplaza è la prima catena olandese che offre ai clienti che hanno a cuore l'ambiente, la possibilità di scegliere tra circa 600 prodotti confezionati in vetro, cartone, e materiali biodegradabili.

Dalle preoccupazioni di un gruppo di mamme per la troppa plastica alla corsia plastic-free il passo è breve. La grande distribuzione è la vera responsabile dell'invasione dei mari dalla plastica, perché, nella sua foga di distruggere i piccoli dettaglianti, ha dovuto sostituire i prodotti sfusi con quelli preconfezionati, o confezionati al momento, ma sempre in plastica. Si calcola che nel solo Regno Unito, solo per imballaggi dei supermercati sono prodotte almeno 800 mila tonnellate di rifiuti plastici.

Quindi, chi è che risponde all'appello delle mamme per un ritorno alla spesa della nonna? Ma una catena di supermercati, ovviamente! E non lo fa, come vorrebbero le mamme, con il ritorno ai prodotti sfusi, ma con imballaggi diversi dalla plastica: vetro, sì, cartone, certamente, ma soprattutto, udite udite, "materiali biodegradabili".

Gli stessi responsabili di Ekoplaza rivelano che "le corsie senza plastica sono un sistema innovativo per testare i biomateriali compostabili". Ecco spiegato l'arcano: nessuna attenzione per gli oceani, nessun passo indietro sull'usa-e-getta. Si tratta solo di sperimentare sul campo le bioplastiche, inutili sostanze su cui le ONG e le persone di buonsenso stanno gridando al pericolo (vedi Magica bioplastica).

Con le cosiddette ecoplastiche si rischia di finire dalla padella alla brace. Non è la provenienza in parte o tutto da colture vegetali a rendere innocuo un materiale, ma il potenziale danno che potrà fare una volta terminata la sua funzione. Molti prodotti a base biologica (come la PlantBottle di Coca Cola) non sono affatto biodegradabili, e in ogni caso devono essere inviati a un impianto di compostaggio industriale, altrimenti finiscono nel mare e impiegano ere geologiche a decomporsi.

Per ovviare al problema della plastica occorre sconfiggere una volta per tutte la logica dell'usa-e-getta. Ecco alcuni consigli, così semplici da apparire banali:
• Sostituire le capsule di lavaggio monouso con detersivo in polvere in scatola di cartone
• Acquistare frutta e verdura sfusi, non preconfezionati, e richiedere sacchetti di carta
• Usare saponette solide invece del sapone liquido, o riutilizzare i dispenser
• Passare dai pannolini-mutandina usa-e-getta ai pannolini lavabili
• Non usare posate, piatti e bicchieri di plastica usa-e-getta
• Usare contenitori di latte e succhi in vetro riutilizzabili
• Utilizzare acqua del rubinetto o le bottiglie in vetro riutilizzabili con cauzione
• Usare i sacchetti di tela per la spesa.

In ogni caso, è necessario un cambio di mentalità.

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