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Nave Rigel: la nave radioattiva nel mare calabro

Iene

Il servizio delle Iene sulla Nave Rigel ci riporta a Chernobyl.

Giulio Golia, inviato de Le Iene, nella puntata del 22 novembre 2016 continua la sua inchiesta sulla nascente o forse già esistente, Terra dei Fuochi calabra.

Attraverso testimonianze e documenti inediti è riuscito a far luce sul mistero della nave Rigel, un'imbarcazione radioattiva scomparsa nel mare della Calabria il 21 settembre del 1987 vicino ad Africo che sembra volutamente affondata e mai trovata, presumibilmente per nascondere ciò che trasportava.

Sul caso stava indagando il pool Natale De Grazie, morto, dicono per arresto cardiaco, nel 1995 quando partì per raggiungere La Spezia, luogo in cui avrebbe dovuto ottenere importanti documenti sulla nave e soprattutto incontrare un testimone chiave.

Ma secondo il pool, si trattò di avvelenamento volontario per fermare le indagini.

Non a caso, dopo la morte di De Grazie, il pool si sciolse e l'inchiesta passò al procuratore Alberto Cisterna che nel 1997 riuscì ad avere un fondo economico necessario a continuare le ricerche del relitto.

Purtroppo le coordinate iniziali furono errate e le ricerche non portarono risultati, definendo nel 2000 archiviata l'indagine.

L'inviato de Le Iene ha raggiunto Adrano, un paese in provincia di Catania dove ha incontrato il Maresciallo Moschitta, un componente del pool che indagava sulla Rigel e l'ultima persona ad aver visto De Grazia.
Era con lui quella notte sulla Salerno Reggio Calabria.

Un caso però che rimane irrisolto a causa dell'omertà di molti, nonostante la conoscenza sicura del fatto.

Cosi dopo aver lanciato l'appello "Chi sa parli", Giulio Golia è riuscito a raccogliere diverse testimonianze, tra cui le parole di un anziano geometra che affermò che quando lo smaltimento in mare dei rifiuti radioattivi diventava difficile, si usavano le tumulazioni nel cemento.

Infatti sembra che l'ultimo tratto della galleria Limina, che collega Rosarno con Gioiosa Ionica, sarebbe stato costruito con cemento in cui vennero impastati rifiuti radioattivi.

Golia con l'aiuto di un contatore geiger raggiunge la galleria per misurare la radioattività delle pareti, ottenendo risultati incredibili.

Un valore che aumentava di 30 volte man mano che si scendeva di profondità. Un risultato pari a 2.9 , non cosi lontano dal 3.8 di Chernobyl.

E' necessario capire e andare a fondo per evitare una seconda strage non solo per i cittadini di oggi, ma per quelli di domani e per i tanti bambini che stanno crescendo in questo buco nero.

Il video del servizio.

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