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Contratti di acquisto di energia rinnovabile: i colossi si organizzano

Parco eolico

Tra due anni, una miriade di nuove turbine eoliche sovrasterà i campi pianeggianti della costa meridionale dell'Olanda. Tutte uguali, tutte con un unico proprietario e un unico cliente. L'economia circolare secondo i colossi dell'economia.

Le turbine del parco eolico Krammer sono il frutto di un improbabile collaborazione tra i 4.000 membri di due cooperative locali - molti dei quali coltivatori di ortaggi e fiori - e un consorzio di quattro gigantesche multinazionali: Akzo Nobel, Royal DSM, Google e Royal Philips.

Insieme hanno deciso di produrre e consumare 350 GWh di energia elettrica (equivalente al fabbisogno di 100.000 famiglie) l'anno per i prossimi 15 anni. In tal modo, si garantiscono a vicenda il funzionamento del parco eolico, assicurando la fornitura di energia elettrica locale, e allo stesso tempo aumentando la produzione di energia rinnovabile.

È il primo accordo Power Purchase Agreement (PPA), accordo di acquisto di energia di tali dimensioni, ma pare sia solo la punta di un iceberg molto grande: molti accordi del genere, soprattutto in relazione a parchi eolici o solari, sono ormai alla firma. Secondo un rapporto del World Business Council per lo Sviluppo Sostenibile (WBCSD), ora ci sono più di 50 di questi contratti in atto, soprattutto negli Stati Uniti, in Messico e in Europa - aree il cui regime normativo favorisce l'acquisto diretto.

Molti stanno fornendo imprese che hanno sottoscritto l'iniziativa RE100, in base al quale si impegnano ad acquistare il 100% della loro elettricità da fonti rinnovabili. Ci sono vari percorsi verso il 100%, tra cui le tariffe verdi (molto criticate) e l'acquisto di certificati di energia rinnovabile (REC, se ne parla anche in questo articolo).

Ma l'acquisto diretto ha alcuni vantaggi evidenti, dice la responsabile WBCSD per il clima e l'energia, Mariana Heinrich. "È uno strumento più credibile, perché possono dimostrare senza ombra di dubbio la provenienza dell'energia. E possono dimostrare addizionalità: in altre parole, si può sostenere che questo particolare parco eolico non ci sarebbe stato senza questo contratto."

Il concetto di addizionalità è in effetti il punto debole delle tariffe verdi e dei certificati REC: l'energia pulita, se non la compra qualcuno col certificato, se la comprerà qualcun altro nel mercato libero. Col PPA, invece, tutto è trasparente e concreto: turbine eoliche al posto di carta bollata, l'impegno responsabile si misura con mezzi concreti, non a chiacchiere.

Se tutto questo suona un po' troppo accademico, si può sempre parlare di denaro. Innanzi tutto, col PPA si saltano gli intermediari, ossia gli enti che acquistano l'energia all'ingrosso e la rivendono al dettaglio. Non solo: si può essere assolutamente certi di quanto l'energia elettrica verrà a costare per anni nel futuro. Naturalmente, esistono altre offerte di fornitura di energia che danno sicurezza a lungo termine, ma non hanno la semplicità e l'affidabilità di un PPA.

Per il consorzio del parco eolico Krammer, questo è sicuramente parte dell'attrattiva. Secondo Simon Braaksma, direttore senior presso Philips, l'accordo "è conveniente, o meglio, più che conveniente, rispetto alle alternative convenzionali." Questo dà una bella spinta. Tutto questo è in concordanza con gli obiettivi di Philips di essere rinnovabile al 100% entro il 2020. Dice Braaksma: "è una questione di resilienza."

Tutto molto bello, direbbe Bruno Pizzul. C'è solo una perplessità: che bisogno c'è, per dei piccoli produttori di ortaggi e tulipani, di affidarsi a un consorzio di multinazionali? Come abbiamo detto in questo articolo, gli impianti a rinnovabili e le moderne tecnologie di rete permettono impianti di scala ridotta, locali ma a gestione centralizzata per lo scambio dei picchi in eccesso.

Quello di affidarsi ai giganti dell'economia mondiale è solo uno dei contratti possibili, e a nostro avviso non certo il più rassicurante ed economico.

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