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Dipendenti dall'estero

Le importazioni selvagge di rifiuti in Cina hanno reso mezzo mondo non autosufficiente dal punto di vista del riciclo.

Molte nazioni dipendono dall'esterno per le materie prime. Una situazione molto svantaggiosa, ma che non può essere evitata. Dipendere dall'estero per lo smaltimento, e soprattutto per il riciclo, è altrettanto disagevole e pericoloso, ma potrebbe essere evitato: si tratta di un grave errore di pianificazione economica.

Gli esportatori di carta da riciclare di Hong Kong sono entrati in sciopero per la difficoltà degli importatori continentali (ossia cinesi) a garantire i permessi di importazione. Questo è uno degli effetti del divieto cinese di importazioni di 24 tipi di materiali riciclabili di scarsa qualità entro la fine dell'anno, che sta gettando il panico nei riciclatori mondiali (vedi Cina: effetti del divieto di importazione, Panico nel mercato internazionale dei rottami, Bando cinese al riciclo: le responsabilità UE e La Cina di plastica).

Gli ignari cittadini del borgo più fighetto e post-industriale della Cina si sono trovati di fronte per la prima volta a scatole di cartone accatastate per le strade. Oltre allo sciopero, si è aggiunto il prezzo più che dimezzato della carta da macero, con conseguente blocco degli acquisti da parte dei riciclatori.

Questo piccolo inconveniente ha aumentato la consapevolezza sulle debolezze del settore del riciclaggio di Hong Kong, e comunque di buona parte del mondo. Nazioni, città, regioni che non riciclano. La maggior parte, se non tutti, dei materiali raccolti devono essere esportati, quasi tutti in Cina, per essere trattati.

In secondo luogo, l'estrema tolleranza degli impianti cinesi, favoriti dall'impianto legislativo chiamato National Sword, ha viziato i sistemi di raccolta di regioni come Hong Kong, in cui l'elaborazione pre-riciclo è scarsa o assente. Così le esportazioni riguardano per lo più materiali a basso valore.

In terzo luogo, alcune città, soprattutto del terzo mondo, dipendono per la raccolta da sistemi informali, ovvero raccoglitori non professionali, rivelando (ma non è questo il punto) lacune nel welfare cittadino. Questo fatto riguarda sorprendentemente anche Hong Kong.

Il divieto di importazione della Cina entrerà in vigore entro la fine dell'anno, ponendo fine al sistema selvaggio che ha viziato le filiere di riciclo di mezzo mondo, e molte città potrebbero essere ancora assediate dai rifiuti.

Gli appelli a ridurre il consumo sono giusti, ma non potranno produrre effetti significativi in poco più di tre mesi. I governi devono adottare una gestione integrata dei rifiuti solidi, e hanno pochissimo tempo per farlo.

Occorre cambiare radicalmente la mentalità: il rifiuto è una risorsa che dovrebbe essere recuperata e riutilizzata, ma oggi è considerato solo un problema di igiene pubblica che deve essere trattato e smaltito. Questa mentalità obsoleta si riflette nei comportamenti di istituzioni e cittadini, nelle politiche incoerenti e nella mancanza di investimenti nelle tecnologie e nell'infrastruttura di gestione dei rifiuti.

I produttori dovrebbero essere responsabili dell'intero ciclo di vita dei loro prodotti. Il costo del trattamento dei rifiuti è spesso scaricato sui municipi e quindi i contribuenti. Questa esternalità dovrebbe invece essere riscossa dai produttori e dagli importatori attraverso una responsabilità estesa del produttore.

Il denaro recuperato deve essere fatto ricircolare per sostenere l'industria del riciclaggio, sovvenzionando le attività di riciclaggio e l'istruzione per il recupero delle risorse e il consumo sostenibile.

Infine, il governo deve aggiornare e trasformare l'industria del riciclo. Spedire i rifiuti per gli altri per affrontare non è né sostenibile né una soluzione a lungo termine.

Nel breve e medio termine, l'industria deve sviluppare una maggiore capacità di lavorare i rifiuti riciclabili in materie prime di elevata qualità, ad esempio la pulitura di residui di carta mista e pelletizzazione di rifiuti di plastica.

A lungo termine, occorre ridurre la dipendenza dall'esportazione di rifiuti sviluppando la capacità di riutilizzare le risorse a livello locale. Gli investimenti dovrebbero essere mirati ad aumentare la capacità produttiva per i prodotti riciclati.

Come spesso accade, l'Europa, e soprattutto l'Italia, sono all'avanguardia, grazie a filiere industriali ben integrate anche sul versante del riciclo, quello che assicura la circolarità (vedi Verso un modello di economia circolare per l'Italia ).

Siamo purtroppo deboli su alcune città per quanto riguarda i rifiuti indifferenziati, ma questa è tutta un'altra storia.

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