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Tokyo: le olimpiadi mangiano la foresta pluviale

Alla faccia del rispetto per l'ambiente, l'organizzazione delle Olimpiadi di Tokyo 2020 usa legname proveniente dal taglio della della foresta pluviale per la costruzione dello stadio.

Il comitato organizzatore delle Olimpiadi di Tokyo 2020 ha ammesso che l'87% dei pannelli di compensato utilizzati per costruire il suo nuovo stadio nazionale provengono dalle foreste pluviali del sud-est asiatico.

La tracciabilità del legname non può essere certificata, cosa che ha provocato la censura degli ambientalisti per la mancanza di trasparenza. L'ammissione, postata online all'inizio di questo mese, è seguita alla richiesta di 44 ONG a dicembre 2016, preoccupate che il legname utilizzato nei progetti olimpici non fosse "illegale, insostenibile o legato a violazioni dei diritti umani."

Peg Putt, portavoce di Markets For Change, ha accolto favorevolmente il comunicato del comitato di Tokyo 2020, comunque non celerissimo, ma ha affermato che sono state confermate le peggiori paure dell'associazione da lei rappresentata.

"Siamo sconvolti dal volume considerevole di legno tropicale che è stato utilizzato fino ad ora e dall'assoluta mancanza di trasparenza per garantire la sostenibilità e la legalità del legno utilizzato," ha affermato Putt.

Il comitato "non è riuscito a fornire una garanzia significativa che il legname utilizzato per la costruzione delle Olimpiadi fosse stato raccolto legalmente e in modo sostenibile," ha aggiunto. "Questo porta alla luce l'enorme quantità di acquisti irresponsabili."

I pannelli utilizzati nei manufatti olimpici giapponesi servono principalmente per cassaforma, ovvero gli stampi in cui il calcestruzzo viene versato per essere lasciato indurire. Vengono utilizzati una o al massimo due volte, prima di essere smaltiti. Gli ambientalisti considerano questo come un uso estremamente dispendioso di pregiato legno tropicale.

Sulla carta, il codice di approvvigionamento sostenibile del comitato di Tokyo richiederebbe che il legname utilizzato fosse legale, pianificato (ovvero all'interno di piani di conservazione forestale) e rispettoso nei confronti degli ecosistemi, delle popolazioni indigene e dei lavoratori, che dovrebbero essere opportunamente protetti.

Tuttavia, formalmente il comitato non ha alcun obbligo di assicurare la piena tracciabilità fino alla foresta di origine, anche quando il legname proviene da paesi ad alto rischio, come Indonesia e Malesia.

Hana Heineken, attivista della Rainforest Action Network, ha dichiarato: "La stragrande maggioranza del legno utilizzato [nello stadio di Tokyo] era un compensato non certificato estratto dalle foreste pluviali tropicali in Indonesia,un epicentro della biodiversità che soffre di uno dei tassi più alti del mondo di deforestazione."

Un altro 3% dei pannelli utilizzati proviene da compensato malese, fornito da società come Shin Yang, anch'esso collegato a pratiche distruttive e potenzialmente illegali di disboscamento.

Nel 2017, i leader indigeni della sezione malese del Borneo avevano invitato il comitato di Tokyo a smettere di approvvigionarsi di legname dalle foreste del Sarawak a causa dell'impatto dell'industria sulle terre e sulle specie selvatiche locali.

L'Indonesia e la Malesia sono stati tra i primi 10 paesi che hanno subito una densa perdita di copertura di alberi nel 2016, in gran parte legati alle industrie della palma da olio, della cellulosa e della carta. In tutto il mondo, un'area di foresta delle dimensioni della Nuova Zelanda - 29,7 milioni di ettari - è scomparsa quell'anno, il livello più alto mai registrato.

Dall'altro lato, la vicenda esprime molto chiaramente come sono gestiti i comitati olimpici, anche fuori dalla nostra nazione: vere e proprie cricche di affaristi senza scrupoli pronti a sorvolare su qualunque crimine pur di drenare risorse economiche a questo o quel gruppo di contribuenti. In questo caso tocca ai giapponesi, per merito di qualcuno (vedi She did it), la prossima volta non toccherà a noi.

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