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Thailandia: pioggia contro lo smog

La pioggia artificiale potrebbe ridurre il particolato su Bangkok. Ma l'eccessivo affidamento a soluzioni tecnologiche può farci perdere le cause e le soluzioni del problema.

Anche l'aria ha una classificazione standard. Più basso è il punteggio, migliore è la sua qualità: da 0 a 50 è "buona", secondo l'EPA (Environmental Protection Agency) degli Stati Uniti, che indica una bassa quantità di particelle nell'aria o nei polmoni. Ma quando l'indice di qualità dell'aria (Air Quality Index, o AQI) raggiunge il 101, i "gruppi sensibili" come bambini, malati, anziani e le donne incinte sono consigliati di rimanere a casa. E quando l'indice sale a 151, si consiglia di rimanere in casa a tutti.

Per questo motivo, i thailandesi si sono resi conto di avere un problema quando Bangkok, la capitale della Thailandia, ha registrato un valore AQi di 227 all'inizio di questo mese e da quello non si è più discostato. Questa non è la prima volta che Bangkok registra tali livelli, e in questa particolare classifica si trova sì ai primi posti, ma condivide il poco invidiabile podio con Delhi (Delhi: è emergenza inquinamento), Salt Lake City, Los Angeles e Pechino (Smog, un problema cino-padano).

Questa volta, però, i funzionari governativi hanno deciso che le maschere anti-inquinamento e i consigli di rimanere a casa non sarebbero bastati. Determinati a eliminare lo smog, hanno fatto una scelta apparentemente bizzarra: deve piovere, con le buone o con le cattive.

Chi vive come noi in zone molto inquinate, conosce le proprietà salvifiche della pioggia: con essa la natura risciacqua l'aria, purificandola dalle particelle tossiche. Una precipitazione intensa riesce a captare tutte le particelle, anche quelle più sottili, e a farle precipitare nel terreno, dove perdono la loro pericolosità.

Esperienze pratiche millenarie che sono confermate da esperimenti in laboratorio: uno studio del 2015 sulla rivista "Chimica e Fisica dell'Atmosfera", ha mostrato come la fuliggine e lo smog siano dilavati dalla pioggia fine e l'aria alla fine si ritrovi più pulita. Ma il successo delle precipitazioni artificiali, ovvero quelle create dall'uomo, deve ancora essere provato.

La pratica di inseminazione delle nuvole, come è comunemente nota, è un'operazione che risale al 1946. Vincent Schaefer, un chimico della General Electric, scoprì che i nuclei di condensazione delle nubi, particelle minuscole attorno alle quali si forma l'acqua, potrebbero essere prodotti artificialmente. Schaefer sperimentò il ghiaccio secco, ma in seguito gli esperimenti coinvolsero aerei equipaggiati con serbatoi carichi di ioduri di argento o di piombo, sostanze più efficaci, anche se non proprio naturali, su aree mirate. Questo è ciò che fecero i militari statunitensi negli anni '60, quando per esempio inseminarono segretamente nuvole sul Vietnam nella speranza di estendere la stagione dei monsoni e vincere la guerra.

Lo ioduro d'argento è utilizzato ancor oggi. Molte nazioni praticano oggi l'inseminazione delle nuvole a scopi pacifici. La Chinese Meteorological Association è la più grande operazione al mondo di questo tipo, mentre il Dipartimento Thailandese "Royal Rainmaking and Agricultural Aviation" sta operando l'attuale campagna a Bangkok. Anche la contea di Los Angeles ha sparso gli ioduri in maniera massiccia per ricaricare i ghiacciai nelle montagne della Sierra Nevada con proprie strategie di inseminazione.

Tali misure possono sembrare estreme: giocare a Dio per eliminare lo smog, è pratica pericolosa, ma dall'altro lato troviamo il particolato invisibile, causa di seri problemi. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'inquinamento atmosferico contribuisce a 7 milioni di morti premature ogni anno. L'unico problema è che non siamo sicuri se l'inseminazione sia una risposta affidabile allo smog. Le osservazioni suggeriscono che alcuni progetti locali stiano funzionando, in particolare quelli che riguardano la ricarica dei ghiacciai, i cui risultati sono misurabili in centimetri di manto nevoso, per esempio. Ma non c'è ancora concretezza di dati ad altitudini inferiori.

Purtroppo l'inquinamento atmosferico sta peggiorando e i paesi poveri sono colpiti in modo sproporzionato. L'India è un esempio internazionale popolare. Sebbene l'AQI si fermi ufficialmente a 500, la sua capitale Delhi ha raggiunto il valore di 999. Ma da nessuna parte siamo al sicuro. Trascorrere un giorno a San Francisco durante il Camp Fire equivaleva a fumare 10 sigarette.

La sensazione è che, occasionalmente, si può usare l'inseminazione delle nuvole per combattere locali problemi di smog. Ma mantenere la concentrazione totalmente sopra le nuvole può farci perdere la sostanza del problema, che si trova a terra.

Se vogliamo veramente ridurre l'inquinamento atmosferico, dobbiamo cambiare il modo in cui viviamo e ci muoviamo, riducendo in primo luogo i combustibili fossili e le sostanze chimiche tossiche che emettiamo. E dobbiamo farlo ovunque. Perché alla fine condividiamo tutti la stessa aria, ambientalisti convinti e negazionisti.

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