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Che ne è della plastica riciclata?

Un'economia fighetta è una pessima utilizzatrice di plastica riciclata. Basta con gli oggetti prodotti solo per lavare l'immagine ecologica di alcune multinazionali. Se non si usa plastica riciclata, grossa parte della colpa è dei consumatori, che rifiutano imperfezioni estetiche.

La comunicazione mainstream sta scoprendo il problema della plastica. Non stiamo parlando di siti web come riusa.eu, da sempre molto vigili su questo problema, ma di siti web di prestigiose testate cartacee, TV, radio eccetera. Le immagini sono spesso tragiche, raffiguranti animali morti o sofferenti per la plastica, da loro scambiata per cibo. Il mondo è saturo di rifiuti di plastica e il problema ha raggiunto il livello di attenzione dell'opinione pubblica. Aumentare la quantità di plastica riciclata nei prodotti è un anello per ora mancante della catena del riciclo, che se implementato potrebbe far diminuire considerevolmente i volumi sempre più alti che entrano nell'ambiente.

Ci si domanda spesso che fine fanno le tonnellate (speriamo molte) di plastica che sono avviate al riciclo. Nella realtà, sappiamo che ben pochi prodotti contengono plastica riciclata. Il problema nasce dal fatto che le plastiche riciclate possono essere meno esteticamente gradevoli. Le aspettative dei consumatori e problemi tecnici rendono l'aumento del contenuto di plastica riciclata una sfida in salita.

Questo sito web non ama il marketing. Preferisce parlare di impianti in periferia che di negozi in centro (vedi Riciclare anziché riutilizzare le bottiglie di profumo), preferisce ascoltare le persone che indossano elmetti da cantiere, guanti e scarpe antinfortunistiche, che quelle che indossano cravattoni o scarpe tacco dodici. Ci interessano i numeri, le tonnellate riciclate, non la pubblicità a una multinazionale che usa lo 0,3% di plastica riciclata per le suole di un paio di scarpe da trekking.

Per questo non ci entusiasmano i prodotti realizzati in plastica riciclata per fare greenwashing di aziende dal comportamento ambientalmente spensierato, come la gamma di cucine Kaiserslauternsbackerstoffen di Ikea (vedi Ikea investe nel riciclo), o le scarpe da ginnastica Adidas (vedi Adidas e le scarpe realizzate con i rifiuti). Sono prodotti che non impattano sulla filiera della plastica, perché venduti solo per posa, e spesso contengono una quantità limitata di plastica riciclata.

Il ritorno delle materie plastiche riciclate nelle catene di approvvigionamento al dettaglio è un problema ben lontano da essere risolto, e di sicuro non lo sarà attraverso prodotti di nicchia per ecofighetti. È una scommessa che dipende da un sacco di aspetti: la progettazione dei prodotti nuovi, la raccolta, la selezione e il trattamento della plastica usata, la qualità della lavorazione per trasformare la plastica in materia prima.

Purtroppo le materie plastiche riciclate generalmente non presentano le stesse prestazioni e le stesse caratteristiche qualitative rispetto alle materie plastiche vergini. Per questo il loro uso è estremamente limitato, in particolare quando l'aspetto del prodotto è un punto chiave di vendita.

Uno studio di marzo 2017 della Ellen MacArthur Foundation osserva che le materie plastiche riciclate "tendono ad avere una qualità estetica inferiore rispetto alle alternative vergini, il che può rendere difficile l'espansione dell'uso di plastiche riciclate in parti visibili al consumatore."

E qui veniamo al succo del problema: un'economia fighetta è una pessima utilizzatrice di plastica riciclata. Con buona pace degli utilizzatori di cucine Kaiserslauternsbackerstoffen di Ikea, o di scarpe da ginnastica Adidas.

Uscendo dal marketing, in un'economia normale, i problemi comuni che i produttori devono affrontare nel lavorare con le materie plastiche riciclate sono difetti di stampaggio (linee di flusso visibili), resistenza ai graffi e disponibilità limitata di colori e finiture. Per esempio, è difficile produrre colori chiari o brillanti con plastiche riciclate o ottenere una finitura lucida. Le resine riciclate possono anche contenere tracce di particelle metalliche che possono causare piccole imperfezioni sulla superficie di una parte, rendendo difficile la verniciatura.

Le soluzioni sono quindi da cercare in un corretto rapporto di massa, ovvero occorre cercare di utilizzare la maggior quantità possibile di plastica riciclata. Per far questo occorre agire su più livelli. Il primo livello è quello di avere a disposizione della plastica riciclata di più alta qualità possibile. Questo si ottiene standardizzando le filiere di raccolta, selezione, cernita, lavorazione.

Il secondo livello di operatività riguarda la percentuale di plastica riciclata da utilizzare. Non tutti i prodotti e parti di prodotto consentono l'utilizzo di plastica riciclata 100%. Saper dosare omogeneamente la quota di riciclata da iniettare nel composto, risulterà fattore chiave per assicurare qualità e riciclo in maniera ottimale.

Il terzo livello di operatività consiste nel saper scegliere quale tipo di plastica utilizzare anche in parti componenti all'interno dello stesso prodotto. Le aree in vista, di colore chiaro e a maggior rischio di usura devono essere in plastica vergine o giù di lì, mentre le parti più nascoste di colore scuro e senza particolari necessità di antigraffio possono essere a maggioranza di riciclata.

Sono molte le aziende che, invece che proclami e prodotti civetta, fanno piani seri di integrazione di plastica riciclata su questi tre livelli. La Dell, per esempio, ha fissato l'obiettivo di utilizzare 45.000 tonnellate di materiale riciclato nei suoi prodotti entro il 2021, e la parte del leone sarà la plastica (vedi L'economia circolare per Dell).

L'obiettivo è che il consumatore non veda o percepisca alcuna differenza tra un prodotto contenente plastica riciclata e uno contenente solo plastica vergine. Questo significa che ogni componente deve essere praticamente perfetto, e soddisfare i requisiti.

La Dell utilizza plastica riciclata prevalentemente in parti di prodotto più grandi e spesse, come i coperchi posteriori e le basi dei monitor dei computer. Dispositivi più fragili come laptop e tablet, che possono facilmente cadere, presentano specifiche di prestazioni del materiale più elevate, che spesso richiedono l'uso di materiali vergini.

Altra azienda che non usa la palstica riciclata per fare greenwashing è la Philips, che utilizzerà il 15% di soluzioni considerate circolari sui suoi materiali totali entro il 2020.

"Abbiamo ancora problemi," afferma Eelco Smit, direttore della sostenibilità di Philips: "Il nero profondo lucido (un colore usatissimo per le apparecchiature elettriche, ndr.) è ancora molto difficile da ottenere con le plastiche riciclate. Se riusciremo a raggiungere questo obiettivo, o se saremo in grado di ottenere più libertà sul colore, allora possiamo utilizzare la plastica riciclata in molti altri prodotti."

Dove Philips ha fatto buoni progressi finora è con aspirapolvere, ferri da stiro e macchine da caffè. "Attualmente possiamo usare molto bene le plastiche riciclate in parti più scure, parti interne o parti strutturate. La verniciatura può nascondere tutti i difetti visivi che i polimeri riciclati possono avere. Ma per le parti altamente visibili, beh, è questa la prossima sfida," afferma Smit.

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